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Oriana Fallaci, la morte 15 anni fa: 5 frasi che l’hanno fatta passare alla storia

Sono ormai già 15 anni dalla morte di una delle donne che hanno reso famosa l’Italia anche all’estero, Oriana Fallaci; giovane partigiana, giornalista, reporter di guerra, scrittrice, attivista per i diritti delle donne: Oriana Fallaci era tutto questo e molto altro; è stata la prima donna a partire come giornalista per il fronte e non uno qualsiasi, quello del Vietnam. Era il 15 settembre 2006 quando un cancro ai polmoni l’ha portata via, anche se da molti anni si era rifugiata nel suo appartamento a New York, incapace di assistere al degrado dell’Italia; eppure proprio nel suo paese natale era voluta tornare in punto di morte, la Fallaci infatti chiedeva: “Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata”. Purtroppo non fu possibile ma tornò comunque nella sua Firenze e morì nella clinica Santa Chiara dove era stata ricoverata.

Tante furono le frasi, oltre ai suoi scritti, che la resero famosa in tutto il mondo, per essere schietta, severa e intransigente con tutti quegli uomini al potere che credevano di esserle superiori; è rimasto nella storia il momento in cui durante l’intervista a Khomeini, irritata dalle risposte da “tiranno” del suo interlocutore, si tolse il chador che era stata costretta ad indossare per incontrarlo e se andò. Categorica nel suo lavoro, con se stessa ma sopratutto con chi incontrava, celebre è la sua frase “Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Amante della propria terra natale, la Toscana della quale racconta “Amo appassionatamente la Toscana. Mi inorgoglisce troppo quello che ha dato al mondo nel campo dell’arte, della scienza, della letteratura, della politica insomma della cultura” esattamente come di quella che l’ha adottata, gli Stati Uniti, ma della quale, comunque, è sempre rimasta critica tanto che disse: “Negli Stati Uniti la libertà di protestare è così diffusa che, come un boomerang, essa si rivolge contro la libertà stessa. In altre parole, tutti hanno talmente diritto di offendersi in nome della libertà che la stessa libertà di critica ne risulta compromessa”. Insomma Oriana Fallaci amante della vita in ogni sua sfaccettatura e che ha voluto analizzare in ogni sua piega, in ogni sua diversità razziale, sociale, geografica, storica e cultura e della quale alla fine, dopo aver visto e vissuto innumerevoli guerre, racconta: “Io non mi sono mai sentita tanto viva come dopo una battaglia dalla quale sono uscita viva e indenne. […] è dopo aver vinto quella sfida che ti senti così vivo. Vivo quanto non ti senti nemmeno nei momenti più ubriacanti di gioia o nei momenti più travolgenti d’amore”.

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