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Oriana Fallaci retroscena inedito: «Primo lavoro, primo licenziamento!», l’esordio faticoso nel giornalismo 

Oriana Fallaci è stata una delle più grandi scrittrici italiane. Da giovanissima ha partecipato attivamente alla Resistenza ed è stata la prima donna del nostro paese ad andare al fronte in veste di inviata. Chiunque abbia in animo di diventare giornalista non può non prendere a modello, o comunque fare i conti, con la “Oriana” scomparsa il 15 settembre del 2006, autrice di interviste indimenticabili come quelle ai potenti della Terra (Yasser Arafat, Giulio Andreotti, Henry Kissinger per citarne alcuni) e opere straordinarie come Il sesso inutile, Un uomo, Lettera a un bambino mai nato e Niente e così sia. Ma come è iniziata la sua carriera? Da dove ha preso il via?

Oriana Fallaci retroscena inedito: «Primo lavoro, primo licenziamento!», l’esordio faticoso nel giornalismo

Come raccontato dalla stessa Oriana Fallaci nel libro, edito da Rizzoli, Solo io posso scrivere la mia storia tutto è cominciato quando lei era poco più che adolescente: «A 16 anni e mezzo m’ero presentata senza raccomandazione al capocronista del «Mattino dell’Italia Centrale», a Firenze, e gli avevo chiesto di farmi lavorare. Perché un giornale e non qualcos’altro? Perché mi venne spontaneo cercare lavoro in un giornale. Anzi, non pensai mai ad un altro lavoro che non fosse in un giornale», si legge nel volume edito nel 2016.

«Facevo il giro dei commissariati, degli ospedali, in bicicletta, anche due o tre volte al giorno!»

Come narrato dalla stessa giornalista fiorentina l’inizio fu tutt’altro che semplice: «Il capocronista mi trattò con una certa ironia. Dimostravo meno della mia età, avevo calzini corti e scarpe basse, non mi truccavo. Poi ero così piccola di statura e magrolina. Mi chiese di tentare un capo cronaca. Glielo scrissi a mano così rivelando di non sapere scrivere nemmeno a macchina. Urlando disse che nei giornali si scrive a macchina, non a mano, e mi buttò dinnanzi a una macchina da scrivere. Con un dito, per un pomeriggio interminabile, copiai il mio capocronaca che stranamente venne pubblicato!». Si trattava di un articolo satirico di costume sulle mamme che accompagnano le figlie ai dancing lungo il fiume Arno per trovare marito. Fu il primo di una lunga serie di pezzi di questo tipo, poi la promozione a reporter di cronaca nera, come venivano chiamati i cronisti che si prendevano l’onore di occuparsi di disgrazie: «Facevo il giro dei commissariati, degli ospedali, in bicicletta, anche due o tre volte al giorno!», racconta la Fallaci ed è un esordio il suo, simile a quello di un’altra grande firma del giornalismo italiano, Dino Buzzati. 

Il sogno di lavorare a “L’Europeo”

A vent’anni, dopo una lunga gavetta al «Mattino dell’Italia Centrale», la Fallaci cominciò a inviare qualche pezzo a «L’Europeo», diretto all’epoca da Arrigo Benedetti: «Lavorare lì era stato il mio sogno: era il giornale di maggior prestigio, il più intelligente e il più bello!», scrive la Fallaci. L’articolo che segna il suo felice sodalizio con «L’Europeo» porta lo splendido titolo: Anche a Fiesole Dio ha avuto bisogno degli uomini, un pezzo che raccontava della morte di un comunista a cui erano stati negati i funerali dalla Chiesa.

«Prima di diventare pennivendola sarei morta di fame e subito mi licenziò. Non scrivo per soldi!»

I rapporti con il «Mattino dell’Italia Centrale» si interruppero per ragioni politiche: «Non ci trovavamo d’accordo su troppi punti. Finì come doveva finire!». Dunque: «Fui licenziata in tronco per aver respinto il principio dell’orrenda parola “pennivendolo”. Eh sì, mi avevano ingiunto di scrivere un pezzo bugiardo su un comizio (…). Pezzo che non dovevo firmare. Scandalizzata dissi che le bugie io non le scrivevo, e il direttore rispose che i giornalisti erano pennivendoli tenuti a scrivere le cose per cui venivano pagati. «Non si sputa nel piatto in cui si mangia!». Replicai che in quel piatto poteva mangiarci lui, che prima di diventare pennivendola sarei morta di fame e subito mi licenziò. Non scrivo per soldi. Non ho mai scritto per soldi. Mai». 

«Il primo dovere di un giornalista è non annoiare. Il secondo è non avere paura. Il terzo è non buttare via nulla!»

Prima di essere assunta a «L’Europeo» Oriana Fallaci ha collaborato, come molti sapranno, a «Epoca» in qualità di redattore: «Professionalmente, il periodo più buio della mia vita. Zio Bruno mi affidava solo lavori scomodi, senza importanza (…) Mi voleva bene, ma temeva di passare da nepotista, era la sua ossessione, e non mi faceva mai scrivere nulla di importante!», scrive la giornalista toscana, che aggiunge poi di aver ricevuto da Bruno Fallaci l’incarico di stendere un pezzo sul gelato. A lui però la giovane Oriana deve molto, insegnamenti utilissimi: «Il primo dovere di un giornalista è non annoiare. Il secondo è non avere paura. Il terzo è non buttare via nulla!». Fu lui nel ’67 a spingerla a partire per il Vietnam, esperienza che segnò la consacrazione di Oriana Fallaci come giornalista.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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