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Oscar 2016, Chris Rock e una conduzione rivedibile: “Oscar So White” alla lunga stanca

La notte degli Oscar 2016 è andata più o meno così, accompagnati da un Chris Rock non in una delle sue miglior performance. Termos di caffè bello pronto, busta piena di biscotti (quali lo sapremo solo noi eh), telecomando del televisore a portata di mano, portatile acceso e attaccato rigorosamente alla presa elettrica. Pronti, si parte: inizia la lunga notte degli Oscar 2016. UrbanPost è di nuovo qui a farvi compagnia dopo aver passato diverse serate insieme a voi per narrarvi le gesta del “Festival di Sanremo” solo qualche settimana fa. Tutto sembra perfetto per una lunga notte: Mancini nel dopopartita di Juventus-Inter non ha parlato e, così, chi aveva paura di perdere nuovi aggiornamenti del “in Premier League non succede” non è rimasto deluso. Gianni Canova, dagli studi di Sky, ha incantato la scena come Roberto Baggio sapeva fare sul rettangolo verde o come LeBron James potrebbe ma a volte non vuole (qui gli highlights). Insomma, prima dell’inizio della cerimonia degli Oscar 2016 tutto è sembrato meravigliosamente perfetto: eccetto i vestiti passati sul red carpet, mamma mia ragazzi, ci vuole grande impegno per presentarsi così all’evento più importante dell’anno (qui trovate i nostri giudizi). Dicevamo, tutto molto bello (soprattutto Charlize Theron) ad inizio serata con la grandissima attesa per l’assegnazione degli “Oscar 2016”.

Vi abbiamo già parlato del caffè? Sì, bene. Ecco, adesso iniziate a sorseggiarlo perché dovete fare i conti con l’orologio: la premiazione degli “Academy Awards” numero 88 dura la bellezza di tre ore e trenta minuti, roba da infarto se pensate che in Italia non sono altro che le sei del mattino al “triplice fischio”, momento in cui Leonardo Di Caprio realizza il sogno di una vita (qui tutti i premi). Ma non è questo l’importante quanto, piuttosto, il lungo monologo di apertura da parte del conduttore Chris Rock: afro-americano, il comico e artista statunitense ha intrattenuto gli spettatori di tutto il globo con dieci minuti di discorso imboccando i binari –  come solo il peggior InterCity italiano saprebbe fare –  sull’assenza di attori di colore agli “Oscar 2016”. E va bene così, un messaggio lungo, partito bene ma finito con il deragliare per strada: qualche battuta carina, a tratti simpatica, certamente stucchevole e molto stile “Calimero”. Il tormentone degli “Oscar so White” aveva tenuto banco già abbondantemente nelle settimane precedenti alla manifestazione, rincarare la dose ed appesantire una trasmissione abbastanza lunga è sembrato tutto fuorché una scelta azzeccata.

Aggiungeteci la “scarsa abilità” di Chris Rock nel cambiare tema durante la serata: i suoi intervalli sono stati circa quattro o cinque in cui non ha perso occasione per ridondare l’argomento da cui è partito. Interviste per le strade di Los Angeles a gente “afro-americana” per chiedere pareri su questa incredibile assenza di star come Will Smith o Samuel L. Jackson; spezzoni di film, candidati all’Oscar 2016, rivisitati con la presenza di attori di “colore”. Chris Rock avrebbe potuto fare molto meglio perché glielo consentivano le sue qualità e soprattutto lo aveva dimostrato, abbondantemente, nel 2005 con la prima conduzione degli “Academy Awards”. Undici anni dopo, il comico statunitense, a nostro avviso, si meriterebbe una bella bocciatura e non a causa degli “Oscar so white”, assolutamente no.

 

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