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Padre Puglisi, il prete-coraggio ucciso dalla mafia 22 anni fa [SPECIALE MAFIE/FOTO]

Lui si girò, sorrise e disse: ‘Me l’aspettavo‘. Non si era accorto di me, che ero alle sue spalle. Io allora gli sparai un colpo alla nuca”. A raccontare gli ultimi istanti della vita di Pino Puglisi, prete palermitano, è proprio il suo assassino, Salvatore Grigoli. Un solo colpo alla nuca per disfarsi per sempre di quel prete che, dopo gli anni passati a Godrano, nel 1978 era tornato a Palermo, più precisamente a Brancaccio, e aveva cominciato a svolgere il suo lavoro da parroco senza tenere conto delle regole di Cosa Nostra.

Giuseppe Puglisi, terzogenito di Carmelo Puglisi e Giuseppina Fana, nacque il 15 settembre 1937 a Brancaccio, quartiere popolare di Palermo. I primi anni del neo sacerdote, vissuti in borgate non facili come Romagnolo, sono fondamentali per la sua crescita spirituale. Nel 1967 diventa vice parroco alla chiesa di Mondello e cappellano, oltreché insegnante, presso l’istituto Franklin Delano Roosevelt, e nel 1970 viene trasferito a Godrano, un paesino di mille abitanti, dove diviene parroco della comunità ecclesiale Maria Santissima Immacolata. Un piccolo luogo questo, ma dilaniato da centinaia di contrasti tra le famiglie, coinvolte in una faida mafiosa. Qui don Pino, insieme ai suoi collaboratori organizzò una serie di incontri spirituali all’interno delle case dei godranesi, cercando di spiegare il significato della parola “perdono“e iniziando un percorso di dialogo.

Nonostante il forte legame con la piccolissima Godrano e i risultati raggiunti, nel 1978 dovette abbandonare il luogo. Quelli che seguirono furono anni difficili, a partire dall’esperienza nella zona di Via dello Scaricatore a Palermo. La situazione d’emergenza, causata dalla disoccupazione, dalla mancanza dei servizi igienici e dall’analfabetismo, convinse Padre Puglisi ad aiutare i volontari e le assistenti sociali missionarie che operavano lì. Si organizzarono doposcuola per i bambini con difficoltà e si spiegò alla gente che la lotta per la casa e per un lavoro decente era quanto di più giusto ci potesse essere per il miglioramento della loro vita.

Dopo una serie di incarichi per il Consiglio regionale Vocazioni e quello Nazionale, nel 1990 don Pino spostò il suo raggio d’azione a Brancaccio, dove divenne parroco della chiesa San Gaetano. Un ambiente difficile, dove la criminalità era diffusa, i servizi insufficienti e l’amministrazione assente. Ma in Pino Puglisi non c’è ombra di scoraggiamento, semmai voglia di rinascita. Nel 1993 dà vita al Centro Padre Nostro, una comunità religiosa che avrebbe aiutato i bisognosi, sia bambini sia malati. Nel frattempo tenta invano, insieme ai suoi amici del Comitato Intercondominiale, di sollecitare l’amministrazione locale e di risolvere le problematiche del quartiere.

Ma l’azione sociale del parroco, insieme ad amici e volontari, fu mal vista dai mafiosi del luogo. Il suo tentativo di aiutare i bambini, cercando di salvarli dalla strada fu una delle motivazioni dell’omicidio ordinato da Cosa Nostra. Con la sua morte, sopraggiunta il giorno del suo 56° compleanno, tante speranze furono infrante, tra cui quelle dei bimbi di Brancaccio che sognavano un futuro migliore. Oggi Pino, per il suo forte impegno sociale oltre che religioso, è divenuto un martire, un eroe dei giorni nostri che non ha smesso un attimo di affermare la verità con coraggio e abnegazione. Potremmo definirlo un moderno e coraggioso comunicatore.

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