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Paesi Fantasma in Italia: Consonno, la Las Vegas perduta d’Italia

Anche questa settimana torna la nostra rubrica di Urban Viaggi dedicata ai Paesi Fantasma, in collaborazione con la pagina Facebook omonima e il Blog. Oggi vi racconteremo del paese di Consonno, un tempo fiorente cittadina destinata a diventare una piccola Las Vegas italiana, ma caduta in disgrazia. Se per caso vi capiterà di finire sul sito dedicato a Consonno, potrete leggere una frase di Cesare Pavese che recita: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e che quando anche non ci sei, resta ad aspettarti“.

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La prima volta che si sentì parlare di Consonno in alcuni documenti storici, era l’inizio del X secolo. Da questo periodo, il paesino passò di mano in mano fra monasteri e proprietà fino all’inizio degli anni ’60. Fu proprio in quel periodo che Mario Bagno, Conte di Valle dell’Olmo, decise di prenderla e farla diventare una sorta di piccola Las Vegas italiana. L’idea di base era quella di prendere varie caratteristiche di diverse città e fonderle in un unica metropoli. All’entrata di Consonno, la porta recita “A Consonno è sempre festa“. Erano presenti sale da ballo, sale da gioco, un minareto, gallerie di negozi in stile arabesco, sfingi egizie e pagode cinesi.

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Da quel momento la città visse un periodo di divertimenti e sviluppo fino ai primi anni ’70. Nel 1976, a causa di una frana, la via di accesso principale rimase sbarrata, lasciandola così a se stessa. Lentamente, ma inesorabilmente, Consonno subì un progressivo abbandono da parte della popolazione. Gli stessi abitanti, all’inizio degli anni ’60, abbandonarono l’attività rurale in favore delle fabbriche. A quei tempi, però, le case presenti nel complesso cittadino non erano di proprietà degli stessi, ma venivano affittate da una società che, in sostanza, possedeva letteralmente tutto il borgo: la Immobiliare Consonno Brianza. Quando poi arrivò l’offerta del Conte Mario Bagno, la società non ci pensò due volte a sfrattare gli inquilini e a vendere tutto il terreno.

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Ciò che rimane oggi di questo borgo sono i resti dei suoi sfarzosi anni ’60: era destinata a diventare la città del peccato e degli eccessi, invece è stata abbandonata, trasformandosi in un paese fantasma che ogni anno raccoglie centinaia di turisti, curiosi e fotografi da ogni parte del mondo. Vi è ancora vita, però. Dall’ingresso superiore della città è possibile notare diverse abitazioni, alcune delle quali affacciano proprio sulla strada principale di Consonno. La stessa chiesa sembra ancora utilizzata e funzionante ed esiste un locale che periodicamente organizza diversi eventi.

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