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Palermo, la storia di Giuseppe Dainotti: il boss che riporta in auge gli agguati di mafia

A Palermo ritornano gli agguati di mafia. Oggi, lunedì 22 maggio 2017, a ventiquattro ore dalle celebrazioni per l’anniversario della strage di Capaci e il ricordo del Giudice Falcone, il capoluogo siciliano si è risvegliato nel terrore: nelle prime ore del mattino è stato assassinato Giuseppe Dainotti, boss appartenente al clan di Porta Nuova nonché “vecchia guardia” di Cosa Nostra. Ma qual è la storia del 67enne ucciso per mano della mafia? Vediamo alcuni particolari della sua vita da malvivente.

—> Palermo: assassinato Giuseppe Dainotti

Giuseppe Dainotti e l’omicidio di Emanuele Basile

Giuseppe Dainotti fu uno degli esecutori materiali dell’omicidio del carabiniere Emanuele Basile, una delle tante vittime di Cosa Nostra a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.  La sera del 3 maggio 1980 Emanuele Basile, mentre con la figlia Barbara di quattro anni e la moglie Silvana Musanti aspetta di assistere allo spettacolo pirotecnico della festa del Santissimo Crocifisso a Monreale, un killer mafioso gli spara alle spalle e poi fugge in auto atteso da due complici. Basile viene trasportato all’ospedale di Palermo dove i medici tenteranno di salvargli la vita con un delicato intervento chirurgico ma il carabiniere muore durante l’operazione lasciando nel dolore la moglie e lo stesso Paolo Borsellino che era corso in ospedale. Vincenzo Puccio, sospettato di essere il suo assassino, verrà catturato dai carabinieri subito dopo l’omicidio ma verrà assolto tre anni dopo, creando sgomento e rabbia sia nei magistrati sia nei suoi colleghi.

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Chi era Giuseppe Dainotti e perché fu scarcerato

Chi era Giuseppe Dainotti, il boss ucciso oggi per mano di un clan rivale di Cosa Nostra? Dainotti era un uomo del clan mafioso di Porta Nuova: fu condannato all’ergastolo nel 1983, era stato scarcerato nel 2014 dopo 25 anni di detenzione. Un provvedimento, quello di scarcerazione,  seguito da una sentenza della corte di Cassazione in applicazione della legge Carotti. Cosa prevedeva? Questa consentiva ai colpevoli di reati per cui era previsto l’ergastolo di vedere commutata la pena in 30 anni di carcere se chiedevano il rito abbreviato. La legge Carotti, approvata nel 2000, venne prima impugnata e sostituita da una successiva temendone l’abuso, considerato che anche altri ergastolani avevano iniziato a farne ricorso per vedersi di fatto ridurre la pena.

Giuseppe Dainotti, invece, ha usufruito il cosiddetto “ergastolo retroattivo”: questo gli ha consentito di cancellare i contenuti della precedente e stabilì che chi chiedeva l’abbreviato aveva diritto solo a non fare l’isolamento diurno. Una sentenza, quella della Corte della Cassazione, prima respinta dalla Corte di Strasburgo, che condannò l’Italia, e successivamente respinta anche dalle sezioni unite della Cassazione nell’aprile 2012 e quindi dalla Corte Costituzionale.

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Perché Dainotti usufruì di questa legge

In sostanza, chi venne condannato all’ergastolo in quegli undici mesi (tra gennaio e novembre 2000) ha potuto vedere commutata la pena in 30 anni. Vennero dunque scarcerati anche killer e uomini di grosso calibro di Cosa nostra, tra cui anche Giovanni Matranga, Francesco Mulè e Giulio Di Carlo, anche loro condannati all’ergastolo per l’omicidio nel 1983 del capitano dei carabinieri Emanuele Basile.

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Giuseppe Dainotti: una fine già annunciata

A pochi mesi dalla sua scarcerazione, avvenuta nel 2014, il boss Giuseppe Dainotti era finito nel mirino dei suoi nemici interni a Cosa nostra. Il fermo di chi lo aveva condannato a morte scongiurò il suo omicidio. Dal carcere, il boss Giovanni Di Giacomo, con cui Dainotti gestiva negli anni ’90 traffici di droga, aveva dato l’ordine al fratello Giuseppe Di Giacomo, ucciso poi a marzo del 2014, di eliminare alcuni esponenti mafiosi che si stavano organizzando per assumere il comando del mandamento. Tra le vittime designate anche Dainotti. Fibrillazioni interne alla cosca accese dall’arresto del padrino di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio. Imputato al maxiprocesso, una sfilza lunghissima di condanne per mafia, omicidio, favoreggiamento, rapina, droga, Dainotti era uno dei fedelissimi del capomafia Salvatore Cancemi, poi passato tra i ranghi dei collaboratori di giustizia.

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