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Palmina bruciata viva 35 anni fa: la Cassazione riapre il caso, ecco perché

La Cassazione ha riaperto il caso di Palmina Martinelli, la 14enne di Fasano (Brindisi) arsa viva l’11 novembre del 1981, nella sua abitazione. La giovane morì dopo giorni di agonia al Centro di Rianimazione del policlinico di Bari, riuscendo, prima di spirare, a fare i nomi dei suoi due presunti carnecifi alla presenza del pm Nicola Magrone e del dott. Tommaso Fiore, ai quali raccontò di essere stata ‘punita’ per essersi rifiutata di prostituirsi.

Un caso inizialmente archiviato (nel 1989 la Cassazione confermò l’assoluzione con formula dubitativa per i due imputati per l’insussistenza del fatto quindi ora, sulla base del principio del ‘ne bis in idem’ ovvero ‘mai imputati due volte per lo stesso fatto’, i due non potranno mai più essere processati per il delitto in questione, ma solo loro eventuali complici), per il quale già nel 2012 la Procura di Brindisi aveva avviato nuove indagini, concludendo dopo 3 anni che, alla luce di quanto emerso, fosse “ragionevole” ritenere che la ragazzina fosse stata uccisa e non si fosse suicidata.

La Corte di Cassazione ha dunque deciso di accogliere il ricorso sulla competenza territoriale fatto da Stefano Chiriatti, legale di Giacomina, sorella della vittima, disponendo nuove indagini e l’apertura di un nuovo fascicolo sul caso, di cui si occuperanno i pm di Bari.

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