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Paolo Borrometi minacciato di morte: non lo fermerete, vigliacchi!

Paolo Borrometi, giornalista, scrittore e presidente nazionale dell’Associazione Articolo 21 “per la tutela del dovere d’informarsi e del diritto d’informare”, ha ricevuto oggi una lettera anonima contenente minacce di morte. Non è la prima volta che accade, non sarà l’ultima. Paolo ha rischiato di morire a causa del suo lavoro. Ha subito un attentato di cui porta segni permanenti sul corpo, agguato cui è scampato miracolosamente assieme agli uomini della sua scorta.

Sì, Paolo Borrometi vive da anni sotto scorta perché più volte minacciato di morte dai mafiosi di cui ha scritto nelle sue inchieste giornalistiche e nei suoi libri, facendo sempre nomi e cognomi. Paolo è un giornalista con la “schiena diritta”, uno di quegli “eroi normali” che troppo spesso vengono dimenticati, perché il coraggio di dire la verità interessa sempre meno a questa società egoista e miope, incapace di vedere oltre il recinto della propria presunta tranquillità.

La vile lettera ricevuta oggi da Paolo non aggiunge nulla di nuovo alla sua vicenda personale. La vita privata del Presidente di Articolo 21 è già segnata da una normalità impossibile, ma quando glielo si chiede i suoi occhi brillano di orgoglio e fierezza.  Nemmeno una settimana fa, assieme alla più giovane delle mie colleghe di UrbanPost come me affascinata dal giornalismo d’inchiesta sulle mafie, assistevo alla presentazione dell’ultimo libro di Paolo Borrometi, “Un morto ogni tanto” (nella foto qui sotto Paolo con Alice Parma Sindaco di Santarcangelo di Romagna e Alessandra Camporota, Prefetto di Rimini).

Paolo ha come suo solito raccontato i contenuti della sua ultima fatica letteraria non risparmiando nulla, facendo i “nomi e cognomi” di cui il libro è costellato, circostanziando vicende e fatti della sua Sicilia che non riesce a liberarsi dalla morsa che la opprime da sempre. Ha ricordato la vicinanza delle Istituzioni, ha elogiato il lavoro delle Forze dell’Ordine, utilizzando parole fraterne e riconoscenti nei confronti di chi garantisce la sua incolumità ogni giorno, con grandi sacrifici. La sala della biblioteca “Baldini” di Santarcangelo di Romagna era gremita di persone, attente, preoccupate nell’ascoltare del rapporto incestuoso tra politica e mafie, uno scenario che non appartiene certo solo alla regione d’origine di Borrometi.

L’amore per la verità non ha prezzo, ma costa sacrifici enormi. Gli spiriti liberi come Paolo e con lui molti altri giovani e giovanissimi cronisti impegnati a raccontare le vicende della criminalità organizzata, non hanno paura di questi sacrifici. E non sono preoccupati delle minacce, no. Le minacce sono solo la prova che il giornalismo d’inchiesta sta facendo il suo dovere, senza fare sconti a nessuno. Preoccupa invece il troppo silenzio attorno a questi gravissimi episodi di intimidazione. Preoccupa tanto anche noi che invece, nel nostro piccolo, cerchiamo di sostenere chi è disposto a sacrificare tutto, persino la sua vita, per difendere il nostro diritto di conoscere la verità. Niente e nessuno può fermare chi è animato da questo spirito, figuriamoci “voi” nascosti dietro una lettera anonima. Sappiate che non smetteremo mai di denunciare la vostra vigliaccheria.

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Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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