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Paolo Savona in causa con il Governo Conte: il motivo? ‘Colpa’ della Rinascente di Roma

Lunedì 28 maggio 2018, Paolo Savona – ottantunenne economista sardo – non avrebbe immaginato che soltanto tre giorni più tardi avrebbe varcato il portone del Quirinale per andare a giurare come ministro degli Affari europei. Trovandosi di conseguenza nella singolare situazione di essere in causa contro il governo del quale adesso fa parte. Era stato appena silurato da Mattarella e aveva fatto saltare il banco dell’asse Lega – Movimento 5 Stelle. Così, prima di diventare Ministro tre giorni più tardi, la decisione di entrare nella querelle che coinvolge, ormai da anni, La Rinascente a Roma. Nella giornata di lunedì 28 maggio, come spiega in esclusiva La Repubblica, Savona ha preso insieme ad altri inquilini dello stabile romano di via Due Macelli, a due passi da palazzo Chigi, dove ha un appartamento: quella di fare ricorso al Tar del Lazio contro le decisioni del ministero dei Beni Culturali e del Comune di Roma.

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Paolo Savona massone

Caso Rinascente a Roma: la querelle che coinvolge Paolo Savona

Una querelle che va avanti da anni e che coinvolge la Rinascente, il Campidoglio e il ministero dei Beni culturali attraverso la propria Soprintendenza, a un gruppo di inquilini che oltre al ministro comprende anche l’ex giudice della Corte dei conti Franco Mencarelli. Come evidenzia La Repubblica nell’edizione odierna l’ultimo atto risale a qualche mese fa, quando il Consiglio di Stato ha accolto in parte il loro ultimo ricorso annullando il permesso di costruire che il Comune aveva concesso per la ristrutturazione dell’immobile destinato a ospitare la nuova Rinascente, giudicando non sufficientemente motivato il parere della Soprintendenza sulla regolarità dell’operazione. In seguito a quella sentenza il ministero dei Beni culturali aveva provveduto a colmare le lacune evidenziate dai consiglieri di Stato e il Campidoglio aveva a sua volta rilasciato un nuovo permesso. Ma questo non è evidentemente bastato.

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Paolo Savona in causa con il Governo Conte per la ‘Rinascente’

E come rivela ancora La Repubblica nell’edizione odierna, adesso viene ‘il bello’: “(…) Quello che sta accadendo a Roma fra via Due Macelli e via del Tritone però non sarebbe molto diverso dai tanti bisticci condominiali che allagano le nostre aule di giustizia se non fosse, appunto, per quel dettaglio. Un ministro in causa con un collega di governo (nella fattispecie il responsabile dei Beni culturali Alberto Bonisoli) per la questione di una sua privata proprietà. E nel cui staff agli Affari europei figurano incidentalmente due esponenti, beninteso fuori ruolo, della magistratura chiamata a giudicare: il capo dell’ufficio legislativo Alessandro Tomassetti, consigliere del Tar del Lazio, e il capo di gabinetto Carlo Deodato, consigliere di Stato”.

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