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Papa Francesco, auguri di Natale shock alla curia: ecco tutte le malattie da cui il clero dovrebbe guarire

Sono auguri di Natale senz’altro insoliti quelli che gli alti prelati della curia romana hanno ricevuto da Papa Francesco quest’anno. Il pontefice ha approfittato delle festività natalizie per denunciare in un discorso assai duro tutte le malattie e le nefandezze di cui la curia dovrebbe liberarsi, invitando cardinali e monsignori a farsi un serio esame di coscienza e a pentirsene nella prossima confessione.

Quali sono le patologie spirituali che affliggono il corpo della curia? Quali le mancanze, quali gli scandali “che fanno tanto male” e di cui bisogna chiedere perdono? È un elenco impietoso, quello denunciato dal pontefice, che va dalla sindrome “dell’accumulare” – citata a pochi giorni di distanza dal discusso trasloco del segretario di Stato Tarcisio Bertone nel lussuoso attico di Palazzo San Carlo – all’“Alzheimer spirituale” di chi si muove spinto dalle passioni dimenticando il rapporto con Dio, fino ad arrivare a quella “schizofrenia esistenziale” che si traduce nel condurre una doppia vita. Durissima la condanna sferrata contro il potere in tutte le sue sfaccettature: verso quella fetta di curia “esibizionista”, capace di “calunniare, diffamare e discreditare gli altri persino sui giornali, naturalmente per esibirsi e mostrarsi più capace” , a chi “prova gioia nel vedere l’altro cadere”, a tutte quelle persone malate di vigliaccheria, rivalità, vanagloria, carrierismo e opportunismo.

Tra le malattie, anche l’eccessiva programmazione, che porta a comportarsi come commercialisti, perdendo di vista la libertà con cui agisce lo Spirito Santo, e l’eccessiva operosità, fonte di stress che fa perdere di vista la “parte migliore” della propria missione.

Ma il pontefice propone anche qualche antidoto per recuperare quella sensibilità umana che dovrebbe portarci a piangere con coloro che piangono e gioire in compagnia di quelli che gioiscono. Recuperare una buona dose di umorismo – perché essere seri non significa “dipingersi il volto di malinconia e severità” – e visitare con assiduità i cimiteri. Per capire che nessuno è indispensabile né tantomeno immortale.

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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