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Parigi, una città ferita che si riprende a bassa voce

13 novembre, 20 novembre: è passata una settimana soltanto da quel venerdì sera che ha sconvolto la vita di Parigi, dei suoi abitanti, dei suoi turisti. Gli spari, le esplosioni, le urla. Una sera come tante si è trasformata nell’orrore che ha fatto in poco tempo il giro del mondo. Quello che è successo ormai lo sappiamo tutti, lo stiamo vivendo direttamente o indirettamente giorno dopo giorno attraverso i media, le voci, le paure di chi c’era, di chi vuol dare un’opinione, di chi ora deve prendere le decisioni giuste per scampare al baratro che ci troviamo davanti.

Parigi è una città vivace, tumultuosa, che ti trascina in un vortice di luci ed emozioni; in questi giorni però Parigi una città scossa, ora più che mai. E come potrebbe non esserlo. Appena atterrato non me ne sono accorto, forse ero impaziente di arrivare, avevo in testa solo chi ero venuto a trovare o forse ero troppo stanco. Nel tragitto da Olympiades alla mia destinazione ho avuto un segnale però: mentre procedevo sulla mia strada un uomo si guardava continuamente alle spalle, quasi spaventato. Camminavamo sullo stesso marciapiede, nella stessa direzione, nulla di più. Un particolare che sul momento mi è sfuggito. E’ il giorno dopo che ho avuto modo di respirare a pieno e di vivere quel che mi circondava. La vita non si è fermata, come potrebbe farlo, ma c’è un’atmosfera ovattata, quasi come se qualcuno avesse di colpo abbassato il volume ad uno stereo abituato a far musica a tutte le ore.

A Châtelet gli artisti di strada suonano sempre, nel via vai di tutti, nel corridoio della stazione della metro. Questa volta sono di più del solito, una piccola banda la cui musica è rinforzata dal numero di suonatori. Le persone si fermano ad ascoltare, forse è solo un caso, o forse questa volta anche i musicanti meritano qualche attenzione in più. In fin dei conti la metro passa spesso. Nei vagoni c’è un vociare sommesso, diverso dal brusio che abitualmente accompagna il tragitto. Attenzione, non fraintendete quel che sto scrivendo. Parigi è una città viva, anzi pulsante ma è anche una città ferita, colpita al cuore dall’interno. Una città che sta reagendo, che vuole farlo. I turisti e i cittadini affollano le strade, i monumenti. In tanti sono al Trocadero, a scattare foto alla Tour Eiffel illuminata dalla bandiera francese. Vanno al Bois de Boulogne, dove c’è il circo. Ridere non fa mai male e non costa nulla. Passa un altro giorno, è già domenica. C’è un freddo tagliente ma il sole si staglia ugualmente tra i palazzi. Le strade sono affollate, è una domenica come tante altre. Quando l’aereo lascia Orly è già sera, sotto di me c’è una città fatta di luci, una città che vive. Camminare per le sue strade, tra i suoi abitanti mi ha mostrato come la vita lentamente prosegue. Forse è proprio con gesti semplici e normali che si può combattere la paura, che si può andare avanti. Parigi lo sta facendo, a bassa voce ma lo sta facendo.

 

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