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Parkway Drive in concerto a Milano con Thy Art e Architects: la recensione

Giovedì 4 febbraio il Fabrique di Milano ha presentato tre famosi gruppi metalcore in una serata difficilmente ripetibile: Thy Art is Murder, Architects e Parkway Drive si sono succeduti davanti a un pubblico giovanissimo.

Partenza subito con il botto: i Thy art is murder non sono di certo una di quelle band che vanno per il sottile, dimostrando ancora una volta di non essere semplicemente un gruppo spalla.                        Il gruppo australiano, forse ancora scosso dall’assenza del leader CJ, che ha lasciato i Thy Art appena prima dell’inizio del nuovo tour, ha offerto la proposta musicale più “cattiva” della serata, con le tipiche sonorità deathcore a cui ci hanno abituato da ormai una decina di anni. La scaletta ha riportato soprattutto brani tratti dalla loro ultima fatica “Holy war”, inframezzati da qualche pezzo storico come la classica “Reign of darkness”; la risposta del pubblico è stata ottima fin dalle primissime battute.

Dopo una brevissima pausa, è stata la volta degli Architects. La band inglese, alternando momenti melodici e breakdown, è stata in grado di trasmettere ai presenti la propria energia e la propria determinazione, confermandosi non solo come uno dei gruppi metalcore più attivi – sei dischi all’attivo nonostante la giovane età – ma dimostrandosi in grado di reggere il palco in modo del tutto personale e convincente: a metà della loro esibizione il cantante Sam Carter non ha mancato di incitare il pubblico a vivere il concerto al massimo. Anche loro, come i Thy art, hanno eseguito soprattutto i pezzi del loro ultimo album, Lost Forever/Lost togheter, chiudendo in ascesa l‘esibizione con la canzone più famosa: “These colours don’t run”.

 

Un telo bianco con la scritta “IRE”, titolo del nuovo album uscito a fine settembre, ha preceduto l’entrata in scena dei Parkway Drive, la band più attesa della serata. Un tripudio di luci e colori ha invaso la scena con le prime canzoni, tutte estratte da Ire, prima di lasciare spazio a pezzi d’annata quali Carrion, Dark days e Romance is dead: è stato proprio nei brani più conosciuti che si è registrata la maggiore partecipazione del pubblico, forse non ancora del tutto pronto ad affrontare il cambiamento stilistico intrapreso dalla band australiana. Che piaccia o meno, il cambiamento non incide minimamente sulla qualità, la pulizia e la presenza scenica che restano indiscutibili e di un livello molto elevato, con Wiston McCall che ha invitato il pubblico a scatenarsi nei circle pit di continuo e la batteria che ha scandito un ritmo infernale dall’inizio alla fine. La serata si è conclusa con un’encore di due canzoni di giusto commiato ad un Fabrique pienamente soddisfatto per l’eccezionale serata all’insegna del metalcore.

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