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Partite Iva basso reddito: dalla maternità alla garanzia pagamenti, arrivano nuove tutele

I giovani lavoratori autonomi che sono costretti ad usare a partita Iva da economicamente dipendenti, in particolare quelli che operano nel settore della conoscenza come consulenti, programmatori designer potrebbero trovare sorprese positive nel decreto di riordino dei contratti che il Governo si appresta ad approvare, probabilmente nel Consiglio dei Ministri del 20 febbraio. Si dovrebbe fare una precisa separazione tra il reale lavoro autonomo e il lavoro subordinato con la scomparsa del lavoro parasubordinato che spesso diventa un abuso. In questo modo finirebbero i finti co.co.pro. e le false partite Iva.

In arrivo ci potrebbe essere un mix di tutele dalla maternità alla garanzia dei pagamenti. Il ministro Poletti ha usato l’espressione “disboscamento”. Ed ha aggiunto: “Ridurremo il precariato semplificando le forme contrattuali”. I contratti di collaborazione resterebbero solo per chi svolge un’attività indipendente, ma non in posizione di debolezza, cioè con un reddito superiore ad almeno 30mila euro lordi l’anno.

Dal lato fiscale e contributivo verrà sostanzialmente incentivato il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che diventerà l’asse centrale dl lavoro dipendente senza più il vincolo dell‘articolo 18. Si pensa di ridurre il contratto a tempo determinato da 36 a 24 mesi in maniera tale che non possa diventare un lungo periodo di prova. Sul piano politico all’interno della maggioranza che sostiene il Governo vi sono posizioni differenti tra l’ala destra rappresentata Sacconi dell’Ncd e la sinistra con Cesare Damiani. La prima fa sponda alle imprese che contestano l’eccesso di riduzione delle tipologie contrattuali, mentre la seconda “subisce” una diminuzione della tutela dell’art 18, ma in cambio pretende la centralità del contratto a tempo indeterminato.

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