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Paternità Inps 2016 e maternità: come cambia il congedo per i lavoratori autonomi

Sapete già come funziona il congedo di paternità? Una recente circolare Inps – la numero 128 dell’11 luglio 2016 – ha fatto il punto su alcuni aspetti che riguardano l’astensione dal lavoro da parte dei padri che sono lavoratori autonomi e da parte delle mamme lavoratrici autonome (nel caso di affidamento e adozione).

Ricordiamo ai lettori che già a partire dal 25 giugno 2015 il padre lavoratore autonomo (ossia commerciante, artigiano, colono, mezzadro, imprenditrice agricolo a titolo principale o pescatore autonomo della piccola pesca) ha diritto a fruire dell’indennità di paternità.

I recenti chiarimenti dell’Inps riguardano i lavoratori autonomi, a condizione che la madre sia lavoratrice dipendente oppure anch’essa lavoratrice autonoma e sorge nel caso in cui il padre rimanga l’unico genitore in seguito al sopraggiungere della morte o di una grave infermità della madre, oppure ancora dell’abbandono del figlio da parte della madre o infine per affidamento esclusivo del figlio al padre.

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A quanto corrisponde l’indennità di paternità? All’80% di un importo giornaliero individuato a seconda dell’attività autonoma svolta. Come precisato nella circolare, per gli artigiani e gli esercenti attività commerciali corrisponde “all’80% del limite minimo di retribuzione giornaliera fissata, rispettivamente per gli impiegati dell’artigianato e del commercio con riferimento all’anno in cui inizia l’indennità di paternità”.

Per chiedere l’indennità parentale, il lavoratore autonomo deve presentare la domanda in formato cartaceo alla struttura Inps di competenza utilizzando il modello SR01 (scaricabile sul sito istituzionale, alla voce “modulistica”).

Importanti novità riguardano anche le lavoratrici autonome nel caso di adozione o affidamento: prima della riforma, le lavoratrici autonome avevano diritto all’indennità di maternità per i tre mesi successivi all’ingresso del minore in famiglia (a patto che il minore non avesse superato i 6 anni di età, oppure i 18 anni in caso di adozione internazionale). Ora viene riconosciuto un periodo di 5 mesi, a prescindere dall’età del minore nel momento dell’adozione o dell’affidamento, secondo le modalità già individuate per le lavoratrici dipendenti (al punto n.2 tutti i dettagli).

In apertura: InspiredImages/Pixabay.com

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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