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Pechino Express 2015, intervista esclusiva a Christian Kang Bachini: dalla Cina al reality passando per Luca Argentero

Questa sera, lunedì 26 Ottobre 2015, lo vedremo protagonista di una nuova ed entusiasmate puntata di Pechino Express 2015, il programma di Rai 2 condotto da Costantino Della Gherardesca. Chi è però Christian Kang Bachini, il compagno di squadra di Pasquale Caprino, l’altra metà degli Espatriati, e quali saranno i suoi prossimi progetti? UrbanPost lo ha intervistato per comprendere meglio cosa lo abbia spinto a spostarsi, a soli 23 anni, da Prato in Cina, dove ha ottenuto un successo enorme, e quale progetto ci sia in ballo con Luca Argentero.

Come sei approdato a Pechino Express?

Mi hanno contattato sui social, cioè mi è arrivato un messaggio su Facebook dalla casting director di Pechino Express chiedendomi se ero interessato a collaborare ad un programma di Magnolia. Non mi avevano detto niente di particolare e quindi io ho telefonato e mi hanno spiegato che era per Pechino Express, che era un adventure game. È successo tutto molto per caso. Io non ero in Italia in quel periodo, sicuramente hanno visto altre interviste e hanno pensato a me come possibile concorrente.

Quale prova è stata più difficile per te?

Forse la salita sul Vulcano del Chimborazo che era nel terzo episodio credo.

Viste le tue esperienze di vita ti sei sentito agevolato rispetto agli altri compagni di viaggio a Pechino Express o hai ‘faticato’ come tutti?

Sicuramente per il percorso che ho fatto io, non è stata una cosa complicata. Io in fondo sono arrivato in Cina anni fa con pochi soldi e non conoscevo nessuno. In un primo periodo anche io vagavo tra un luogo e l’altro di Pechino e di Shanghai in cerca di contatti, di case di produzione. Dormivo a casa di persone che conoscevo magari anche sul momento. A Hong Kong addirittura una notte dormii in strada perché non avevo soldi per l’albergo. Ero abituato a cavarmela da solo e ad essere molto in movimento. Per questo aspetto muovermi e trovarmi un alloggio per la sera per me non era assolutamente complicato.

Quando hai deciso di lasciare Prato per la Cina e perché?

Era il 2009, quindi sei anni e mezzo fa. Il motivo era semplicemente che io desideravo lavorare nel cinema d’azione orientale perché ero un grande appassionato dei film di arti marziali che ho sempre considerato di livello qualitativo, riguardo le scene d’azione, molto superiori anche alla loro controparte hollywoodiana. Era molto meglio vedere un Jackie Chan (fra l’altro Christian Bachini ha detto No ad un film proprio con Jackie Chan) che un Bruce Willis. Il mio desiderio di impormi come star del cinema d’azione in Cina mi ha spinto a lasciare Prato. È stato un percorso molto calcolato. Da quando avevo otto anni ho cominciato ad avere questo grande sogno, questa idea e mi ero messo in testa che nell’arco di quindici anni avrei imparato varie arti marziali, studiato recitazione ecc, ecc e che a ventitré anni sarei partito quindi quando sono arrivati i ventitré anni io ho rispettato questo mio obiettivo e sono partito. Ho lasciato Prato. Sono stato molto calcolatore. Non ho mai avuto dubbi sul fatto di provare a fare prima qualcosa in Italia o altro… Io sognavo la Cina, io sognavo di impormi nel mercato che è al top in questo genere di filmografia. Non ho mai avuto nemmeno paura. Ho detto mi preparerò al meglio e andrò là dove c’è la sfida vera. La sfida per un occidentale di diventare una star nei loro film. Più la gente mi diceva: “Non ti daranno mai nessuna chance, sono film che noi non capiamo nemmeno, cosa ci vai a fare?” più la mia grinta saliva per raggiungere il meglio possibile della mia forma fisica e quella attoriale.

Appena sei arrivato in Cina hai avuto un momento di sconforto in cui hai pensato di tornare a casa?

Io mi faccio prendere molto raramente dallo sconforto. Non ho mai raggiunto il punto in cui mi sono detto, ok basta torno a casa. La mia filosofia di vita è che quando tu vuoi raggiungere un obiettivo, realizzare un sogno, anche tutte le cose negative che ti succedono, mettiamo che quando ero arrivato mi veniva promessa una parte in un programma e poi alla fine non mi veniva data, io invece di prendere queste cose dal lato negativo, io ho sempre pensato che qualsiasi cosa mi succedeva, mi succede tutt’ora, per karma o per destino, in realtà, anche se negativa si sarebbe sempre tramutata in qualcosa di positivo. Mi sono sempre detto: tu hai perso una occasione perché in realtà tra poco ne arriverà un’altra che sarà migliore, quindi era destino che tu quella cosa non la facessi. Con questa mia filosofia ho affrontato tutte le cose. Poi per me ha funzionato proprio così. Quando mi è successo qualcosa di negativo a Pechino io ho preso sono andato a Shangai e lì ho trovato il mio successo.

Quando hai iniziato a pensare ce l’ho fatta, ce la sto facendo? Quando c’è stato il punto di svolta?

Il punto di svolta, dopo aver girato varie parti in ruoli minori, è stato quando una produzione di Shangai mi disse noi vediamo in te un grande talento e quindi ti diamo l’occasione di metterti alla prova creando un lavoro che sia tuo come regista, coreografo, attore. Ti diamo un piccolo budget, un piccolo budget per realizzare un corto di venti minuti, ti diamo i nostri stuntman migliori, tu prenditi i soldi, scegli la location, prenditi gli uomini e fa quello che ti pare, noi ci fidiamo di te. Lì ho capito che in qualche modo ho fatto breccia. Poi durante questo cortometraggio, l’ultimo giorno, il capo dei coreografi mi chiama da una parte dicendomi io non ho mai visto i miei cascatori lavorare così affiatati per un occidentale, una cosa mai successa. Si divertono quasi più con te che con una star nostra. Tu sei occidentale di volto, ma in realtà hai il cuore cinese. Il corto fece un grande successo e da lì arrivò il mio primo contratto per un film da protagonista.

Ci parli del tuo nuovo progetto in Italia con Luca Argentero?

Adesso sto lavorando con Luca ad un progetto che è un polizziottesco, un film d’azione a base di arti marziali e anche molta comicità con tinte noire e pulp dove io e Luca interpretiamo due poliziotti molto diversi. Luca è il romanaccio un po’ più cafone, un po’ più grezzo. Io sono un agente dell’Interpol cresciuto in Cina che ha questa filosofia del parlare poco e menare tanto. Con Luca vorremmo che questo fosse il primo film di una trilogia, poi vorremmo vedere il mio e il suo personaggio tornare in nuove avventure che magari arriveranno ad essere anche ambientate in Asia, nel terzo film. È il simbolo della rinascita dei nostri generi storici come i polizziotteschi o i film di mafia anni 70. La sceneggiatura è in scrittura al momento. Il soggetto è di un ragazzo pratese che si chiama David Ceccarelli, anche lui vive e lavora in Cina. Sarà molto divertente da girare, perché girare scene d’azione per Roma è un sogno per me, la prima volta che si fa da trent’anni.

Italia o Cina?

La mia base è sempre in Cina. Io spero di essere ricordato come un attore orientale. Christian Kang chi è? Un attore che ha fatto carriera a Hollywood? No Lui è uno delle star del Kung Fu in Cina. La mia base sarà sempre là. Cercherò, però, di fare più ponte con l’Italia. Io mancavo da quattro anni e mezzo, con disperazione dei miei genitori … e invece adesso con questa idea di lavorare in questi film italo – cinesi farò metà e metà se necessario. Shangai ce l’ho nel cuore. Non potrei mai abbandonarla.

C’è qualcosa che non ti hanno ancora chiesto ma che tu vorresti raccontare?

Tantissimi aneddoti. La cosa che molti non mi hanno ancora chiesto è: quanto è diverso girare una scena d’azione in Cina o nel resto del mondo? Perché i film d’azione in Cina sono i migliori? Ecco sono i migliori perché là quando si fa una scena d’azione è fatta tutta in reale. Quando ci picchiamo il 70% di colpi sono veri. Quando usciamo dal set la sera siamo pieni di lividi. Essere un eroe di film d’azione è veramente doloroso, ti fai veramente male. Non è come in America dove gli attori usano tante controfigure e dove si vede che i colpi sono giochi di inquadrature. Il bello di lavorare in Cina è farsi male! Il piacere di sapere che soffri e che però quando vedi la scena in montaggio vedi che è venuta bene e poi vedi che la gente si impressiona. Io amo lavorare con le armi anche vere.

Ti è mai successo qualcosa?

Si, si. Sono tutto mezzo rotto. In una scena mi dovevano tirare un coltello al volo e io lo respingevo con un calcio volante, il coltello doveva essere finto, in quel caso, ma alla fine, non è stato così perché l’addetto alle armi di scena si era dimenticato il coltello finto. Io ho voluto girare la scena ugualmente con il coltello vero e poi, perfezionista fino al midollo, ho tirato un po’ troppo la corda, e all’ottava volta mi si è infilato il coltello nel piede. Si è preoccupata pure la mia ragazza. Sono stato a letto un mese, ma dopo i punti ho comunque finito la scena del giorno. Ligio al dovere fino in fondo!

Visto che non posso chiederti chi ha vinto Pechino Express ti chiedo chi avresti voluto che vincesse?

Noi, io e Pasquale! A parte noi …. Secondo me tutti se lo meritavano perché tutti erano molti agguerriti e non si risparmiavano … però direi Scialpi e Roberto, secondo me erano due persone alla mano, molto simpatiche, se avessero vinto loro non mi sarebbe dispiaciuto.

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