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Pechino Express 2016, Marco Cubeddu racconta la sua avventura: “tutto ebbe inizio in India”

Marco Cubeddu ha fatto coppia con Silvia Farina: entrambi hanno deciso di partecipare a Pechino Express 2016 senza conoscere il compagno d’avventura. Se l’intento della produzione e di Costantino Della Gherardesca era quello di farli innamorare, diciamo pure che lo scopo non è stato raggiunto, così come lo scrittore ci ha confermato nel corso della nostra intervista.

Perché hai scelto di partecipare a Pechino Express 2016, ti sei proposto o ti ha contattato la produzione? 

Ero in India a fare un reportage per il lancio di un profumo. Con me c’erano alcune giornaliste e, proprio loro, hanno notato come non avessi problemi a mangiare i prodotti locali, proprio per strada, quindi una di loro mi ha detto “dovresti fare Pechino Express”. Io non conoscevo il programma, poi l’ho visto e me ne sono innamorato, perché io sono abituato a viaggiare così, spendendo il meno possibile. Così ho scritto e loro mi hanno chiamato”.

Come influisce la presenza delle telecamere sui rapporti che vengono a crearsi in viaggio? 

“La presenza della telecamera ti da libertà e sicurezza, nel senso che falsa la faccia tosta del viaggiatore, perché si mette nella posizione di chiedere delle cose alla gente, cosa che altrimenti, viaggiando per conto suo non farebbe. La telecamera solletica l’esibizionismo della gente che ospita, anche se una persona ospiterebbe e offrirebbe quello che ha lo stesso. Quando viaggio io segno e registro tutto quello che faccio, cosa che però mi fa godere molto meno il viaggio in sé, quindi la telecamera ha risolto questo dilemma perché registra al mio posto, mentre io posso godermi le persone”.

Per la prima volta nella storia di Pechino Express, due persone che non si conoscono partono insieme: come nasce la coppia degli Estranei?

“Tutta la storia del reportage avveniva tempo fa. Io, infatti, dovevo partire come scrittore in coppia con una scrittrice due anni fa. La scrittrice ha avuto un problema all’ultimo momento e quindi non sono partito nemmeno io. Mi hanno ricontattato per Pechino Express 2016 per propormi di partecipare con una sconosciuta, ci ho pensato e alla fine ho accettato”.

Il pubblico di Pechino Express 2016 ha potuto notare che tu e Silvia non andate d’accordo: com’è gareggiare con una persona così diversa da sé stessi, in più in condizioni così critiche?

“Partecipare ad un programma come questo con una persona con la quale non si ha niente in comune è dura proprio perché ci sono quelle condizioni di cattività. Ora stiamo progettando una rubrica insieme, quindi in realtà secondo me funzioniamo benissimo dal punto di vista della messa in scena, a livello personale invece non possiamo andare d’accordo. Sono sinceramente ammirato dalla capacità del programma di costruire un carrozzone allegro che racconta percorsi e viaggiatori in maniera così interessante”.

Come è cambiato il tuo modo di vedere la tv e i meccanismi che vi sono dietro?

“Il caso di Pechino Express è un caso a sé stante e il segreto della trasmissione sono le persone che la fanno, che seguono i concorrenti e che poi hanno voglia di guardare il programma in tv. Sono le stesse persone che fanno altri programmi che, però, non riguarderebbero mai, cosa che invece fanno con Pechino Express perché ha un pubblico simile a loro stessi. Il trucco per riuscire bene in qualcosa, secondo me, è proprio quello di fare cose che ti piacerebbe vedere, ascoltare o leggere”. 

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