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Pechino Express, I Socialisti dopo la vittoria: i momenti più belli della loro avventura

Tornati dal loro viaggio, i Socialisti non si sono comunque fermati. UrbanPost ha intercettato i vincitori di Pechino Express proprio mentre i The Show, seguiti dall’agenzia Show Reel, erano in treno per dirigersi a Firenze, altra tappa che li vede impegnati con la presentazione del loro libro. In “Fallo”, Alessio Stigliano e Alessandro Tenace spiegano ai ragazzi, oppressi dal mondo digitale e non solo, come superare alcune paure per vivere al meglio la vita reale. Il messaggio è <Vuoi farlo? Allora fallo>.

Come siete arrivati a Pechino Express, vi siete proposti voi o vi hanno cercati loro?

Alessandro e Alessio: “Pechino Express è una delle poche trasmissioni che piace a entrambi e anni fa ci siamo detti che avremmo voluto partecipare. Fatto sta che ci ha chiamati la produzione di Pechino e abbiamo fatto il provino, diciamo che le nostre preghiere sono state esaudite in un certo senso”.

Quando siete partiti, a cosa è stato più difficile rinunciare?

Alessio: “Una risposta è ironica ma è anche una grande verità, il bidet. In Sud America non c’è e per una persona che è abituata ad usarlo è davvero traumatico. La risposta seria seria invece è un classico, quindi mi sono mancate le persone con cui vivo, fidanzata, amici”.

Alessandro: “Mi accodo per quanto riguarda gli affetti e le persone, ma aggiungo anche il lavoro, perché comunque facciamo un lavoro che ci piace. Mi è mancata tutta quella parte di produzione e montaggio che riguarda i nostri video. Una volta lì non mi sono mancati i social, ma prima di partire pensavo davvero che non essere aggiornato, leggere le notizie online, sarebbe stato un problema”.

Al contrario, invece, cosa vi è mancato di più quando siete tornati dal vostro viaggio?

Alessio: “Il fatto che non fosse una vita tradizionale, perché eravamo sempre in viaggio, incontravamo persone, c’era la parte della gara. Milano è bella, ma non regge il confronto. Si dice che dopo 21 giorni ogni situazione diventa abitudine, ma a Pechino Express non lo è mai”.

Alessandro: “La spensieratezza, perché una cosa bellissima di quando eravamo a Pechino Express è che non avevamo un calendario. Invece noi qui a Milano, abbiamo scadenze, impegni, ansia da prestazione, pur facendo un lavoro bellissimo. L’ho vissuta veramente come una vacanza. Anche il fatto di conoscere persone nuove, entrare in casa loro, quando lo fai per tanti giorni di fila, è inevitabile che al ritorno ti manchi”.

Rifareste un viaggio del genere senza l’organizzazione prevista da Pechino Express? Quanto invece influisce la presenza della telecamera sul viaggiatore e sulle persone che ospitano?

Alessandro: “Ora non è nei programmi, ma io amo l’avventura e quindi lo rifarei anche da solo, magari in compagnia di qualcun altro. Non si può negare che la telecamera influisca, almeno a legittimarti di fronte alle persone alle quali chiedi ospitalità, perché le tranquillizza. Io, però, sono certo che il 99% delle persone che ci hanno ospitati lo avrebbero fatto comunque, anche perché sono sempre stati al gioco”.

Alessio: “Beh, è difficile da organizzare, io così non lo farei. Sottoscrivo invece quanto detto da Alessandro per quel che riguarda la presenza delle telecamere”.

Quali sono gli eventi e i momenti di Pechino Express che ricordate con più nostalgia?

Alessio: “Mi ha commosso una scena in particolare, legata ad una persona che ci ha ospitati. Nonostante avessimo parlato poco con lei, quando siamo andati via al mattino, ci ha salutati in lacrime”.

Alessandro: “Abbiamo passato una notte nella caserma della polizia colombiana. Al suo interno, i bambini giocavano a ping pong. Abbiamo avuto modo di confrontarci con dei giovanissimi poliziotti colombiani che ci hanno raccontato come vivevano loro. La cosa che ho percepito e che mi ha colpito di più è che il ruolo del poliziotto è vissuto davvero come un servizio al cittadino. Non c’era un minimo di aggressività”.

Il rapporto tra poliziotto e cittadino che hai descritto è una delle conseguenze della lotta contro in narcotraffico, importante aspetto storico intorno al quale ruota la trama di Narcos. Molte delle immagini della serie tv sono tratte dai documentari dell’epoca, rappresentano quindi la realtà. Avete visto Narcos? Avendo vissuto la Colombia, quanta realtà credete ci sia nella finzione?

Alessandro e Alessio: “è molto realistica. La popolazione ha una profonda stima per esercito e polizia e, secondo me, questa è anche una conseguenza della lotta che insieme hanno vissuto contro il narcotraffico. Soprattutto la parte più povera ha un ricordo nostalgico della figura di Escobar, infatti, proprio come è documentato nella serie tv, è rimasto nel tessuto sociale della Colombia il fatto che lui avesse procurato lavoro e costruito case. Quando invece abbiamo avuto modo di parlare con persone delle classi più adagiate, abbiamo capito di avere a che fare con persone che vedono Escobar per quello che è, un narcotrafficante, un terrorista. La puntata che abbiamo vinto noi era proprio quella a Medellìn, dove si percepisce l’aria che si respira in Narcos”.

La partecipazione a Pechino Express e la vittoria hanno influito sulla vostra amicizia, sul vostro rapporto e sulla vostra vita professionale? 

Alessio: “Lo ha rivoluzionato”.

Alessandro: “Io già amavo viaggiare, questa esperienza ha acceso ancora di più la mia passione per i viaggi e spero di poter fare di nuovo un viaggio in questa chiave”.

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