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Pecore in erba recensione, Venezia 72: satira contro il populismo, ma Lercio è meglio

Pecore in Erba di Alberto Caviglia è stato presentato ieri, nella sezione Orizzonti, alla 72esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Si tratta di un film satirico pieno di buoni spunti e trovate godibili che vanta una serie di cammei noti di prim’ordine. Volete qualche nome? Corrado Augias, Linus, Mara Venier, Magalli, Margherita Buy, Francesco Pannofino, Tinto Brass, Fabio Fazio, Enrico Mentana, Vittorio Sgarbi, Elio, Aldo Cazzullo e Carlo Freccero. Tutta questa intellighenzia italica recita alla perfezione il ruolo di se stesso in un finto documentario.

Leonardo è un giovane razzista, odia nella fattispecie gli ebrei; per questo motivo uno dei suoi traumi cardine è stato proprio la scoperta della nazionalità ebraica di Gesù. La sua lotta di borgata è finalizzata a legittimare il diritto di odiare gli ebrei senza essere a propria volta perseguitati: questo gioco viene magnificamente retto dai vari intellettuali che appoggiano la sua marcia di libertà. Vi ricorda qualcosa questa polemica? Sentinelle in piedi? E’ tutto un gioco nel gioco che, proprio per questo motivo, quando cerca la risata facile e continuativa, perde incisività.

Nonostante tutto vanno difese alcune trovate godibili quali la rappresentazione della massa paracula che, dopo aver insultato Leonardo in seguito ad uno scandalo, alla notizia della sua scomparsa si riversa in Piazza del Popolo con dei cartelli che recitano “Je suis Leonardo”. Qui Caviglia inquadra bene la pochezza del ricevente medio e, soprattutto, fustiga correttamente il classico fenomeno da social per cui, quando c’è una tragedia, si svende la propria coerenza in favore della catarsi collettiva, fulgido esempio è stato proprio il maledetto “Je suis Charlie” che fioriva sulle bacheche Fb dei peggio ultras della Lazio, senza aver ben capito i termini della questione. L’importante è che “Je suis Charlie” su Facebook. Il pubblico, in sala, ha riso di gusto; maggiormente perplessi i giornalisti. Forse è proprio un problema di medium, se si vuole riempire una sala cinematografica con un pubblico trasversale è impossibile non concedere qualcosa in più, anche se risulta a tratti ridondante, Caviglia ha mediato e ne esce in piedi nonostante qualche sbavatura. Piacevole, ma se volete giocare pesante, Lercio è meglio. 

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