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Pensione anticipata: la lettera drammatica di un disoccupato invalido

Disoccupato, invalido, senza reddito né pensione. Per lui il sogno della pensione anticipata che sembra sempre più lontano: una chimera irraggiungibile proprio nel momento in cui se ne avrebbe più bisogno e si guarda al meritato riposo come l’unica soluzione possibile. Oggi UrbanLavoro vi racconta la storia dolorosa del carrarese Michele Castaldi, classe ’59, privo di un occupazione e invalido civile al 75%: affaticato dagli eventi, ma con la voglia di continuare a lottare.

Ecco le sue parole, contenute in una mail indirizzata alla nostra redazione:
“Vorrei capire perché avendo lavorato ininterrottamente per più di 30 anni in una segheria di marmo e granito non posso richiedere ciò che mi aspetterebbe, sia come invalido sia come lavoratore, cioè la pensione anticipata, che è un diritto che si acquisisce e che nessuno dovrebbe bloccare con leggi assurde come l’età che io non ho (avendo solo 56 anni). La legge parla almeno di 63 anni, oppure dice che non avrei dovuto diventare disoccupato nel momento del riconoscimento della mia invalidità.

Ora vorrei porgere una domanda a chi cortesemente risponderà: l’ictus dovevo farmelo venire mentre ero al lavoro per usufruire di ciò che ho versato e sudato? Oppure cambiamo questa legge assurda? Io sono una persona ignorante che ha sempre lavorato e studiato poco e quel poco l’ha imparato vivendo. Ma sono anche tenace e non mi fermerò davanti a nulla, ho una famiglia da mantenere, una casa da finir di pagare e lotterò con quello che posso e non posso davanti a questa ingiustizia sociale. Secondo lo Stato italiano io dovrei vivere della pensione di invalidità di 290 euro? Io, più moglie e 2 figlie. Intendiamoci: assistenti sociali e Comune di Carrara, in special modo il signor sindaco Zubbani al quale ho chiesto inutilmente di poter parlare sia nel primo mandato che nel secondo.

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Mi rivolgo al Inps, mi rivolgo a chi sostiene che ci siano aiuti sociali verso persone che hanno perso il lavoro come me; anche a Gaia, il nostro fornitore di acqua (bene di prima necessità che dovrebbe essere gratis per certe fasce sociali, che invece io pago con fatture di 100-150 euro, più la tassa sul salva Italia). Oppure l’energia elettrica e il gas che vengono pagati normalmente con sconti irrisori. Insomma tutto questo, purtroppo, lo vedo non solo per me ma per molte altre famiglie nella mia città, ora città morta. Non spero più in nulla e nessuno, né nelle istituzioni né in chi ne fa parte.

Con Equitalia ho un debito di non molto, 400-500 euro, che adesso non potrò pagare. Finché sono riuscito ho pagato a rate, avendo fatto presente del mio momento difficoltoso: non ho ricevuto risposta su come poter risolver pur presentando tutta la documentazione Isee di invalidità. Insomma mi sembra di esser contro i mulini a vento, non vedo vie di uscita, nessuna. Lavoro per categorie protette? C’è? Esiste? Ho fatto domanda anche come “becchino” ahahahah! Vabbè avrei da scrivere un libro su questi miei ultimi anni di vita.

Un’ultima cosa: ringrazio la Caritas e l’associazione Onlus di Marina di Carrara, le uniche che veramente cercano di aiutare come possono. Per il resto non ringrazio e non ringrazierò più nessuno per avermi tolto il diritto di essere un cittadino che vive dignitosamente”.

In fede, Michele Castaldi

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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