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Pensioni 2016 news oggi: Ape, Elsa Fornero critica, “Non smonta la mia riforma è onesto riconoscerlo”

Dopo il nuovo incontro tecnico tra Governo e sindacati sul tema delle pensioni, sono emersi altri dettagli sull’Ape, Anticipo pensionistico, che permetterà ai lavoratori che hanno compiuto 63 anni o li compiranno nel 2017, un anticipo di 3 anni e sette mesi rispetto ai canonici 66 anni e 7 mesi previsti dalla legge Fornero. Il ministro del Governo Monti questa mattina è sta intervistata da Radio Cusano Campus, emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG; condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, e a proposito degli interventi che il governo di Matteo Renzi si appresta a inserire nella Legge di Stabilità ha detto: “Mi chiedete se queste misure rischiano così generalizzate di essere troppo costose, pericolose per il nostro debito? Tutto dipende da come sono congegnate. Mi pare che molti esponenti del Governo, forse con una parziale eccezione per il Presidente, abbiano messo un po’ le mani avanti, dicendo che questo sarà fatto in misura limitata. La flessibilità pensionistica è un’ottima cosa, su questo sono d’accordo, e non la realizzai io perché all’epoca non c’erano le condizioni: Oggi invece queste condizioni ci sono, magari anche grazie alla mia riforma, ma si tratta di non esagerare. Si può concedere flessibilità, ma è chiaro che quello che non viene pagato dal futuro pensionato, e cioè da chi aderisce a questa Ape, o lo paga il pensionando o lo paga la collettività. Che paghi la collettività per alcune categorie più deboli mi pare corretto, che lo paghi invece per categorie di lavoratori non occupati in lavori usuranti e che hanno una buona pensione mi sembra un altro discorso. Quindi dipende da dove si stabilisce il confine tra quanto è pagato dalla collettività e quanto è pagato dal singolo”.

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Mentre riguardo alla necessità di modificare l’attuale sistema previdenziale ha spiegato: “Il Governo, forse grazie alla mia riforma, sta facendo anche una operazione di consenso. Non c’è niente di male, se si governa, a cercare consenso. Siccome il Governo Renzi l’ha fatto settorialmente e parzialmente, la categoria dei pensionati finora non aveva beneficiato di nulla, salvo la quattordicesima. Mi pare stiano molto attenti a non dire la cosa che invece dovrebbe essere evidente a tutti quelli che vogliono vedere le cose. La riforma viene mantenuta, si fanno alcuni aggiustamenti per una platea non piccola, dicendo questi aggiustamenti però ve li pagate, sono a carico vostro, non della collettività e delle generazioni future. La riforma Fornero non viene rivoluzionata né superata, questo è onesto riconoscerlo. Anche perché oggi molte persone hanno già digerito questa riforma e quindi il Governo sa bene che rimettere in discussione l’età di pensionamento è preoccupante, perché siamo sempre un paese fortemente indebitato, con una spesa pensionistica molto alta. Tornare sulla vecchia logica dello spendere per mandare in pensione un po’ prima è inopportuno. Non siamo in condizioni finanziarie per essere generosi come in passato”.

L’ex ministro Fornero riguardo alla sostenibilità e all’equità ha analizzato: “Non è più un problema di sostenibilità finanziaria, grazie alle riforme che sono state fatte, ultima la mia. E’ un problema di equità. Io avevo fortemente inasprito il contributo di solidarietà per le pensioni alte, non sono dell’idea che si possa ricalcolare la pensione di quanti oggi già sono in pensione su basi contributive. C’è anche un problema di praticità, in molti casi questi dati non li abbiamo e poi bisognerebbe mettere in chiara evidenza che molte pensioni povere sono state pagate con contributi che sono insufficienti a pagare quelle pensioni e questo vorrebbe anche dire umiliare le persone”. Sottolineando l’importanza del contributo degli immigrati per pagare le pensioni, Elsa Fornero ha aggiunto: “Gli immigrati che lavorano regolarmente pagano contributi nel nostro Paese, spesso si fermano abbastanza poco in modo da non maturare tutto quanto serve per la pensione, magari tornano al loro paese e spesso non recuperano i contributi. Anche al di là di questo, per il modo in cui il nostro sistema è fatto, abbiamo bisogno di entrate contributive anno dopo anno. Più gente c’è che lavora e paga i contributi e meglio sta il sistema. In questo senso gli immigrati contribuiscono e avremmo bisogno che contribuiscano di più anche i giovani. Il problema cruciale, sia per la sostenibilità che per l’equità, è fare in modo che la gente abbia un lavoro dignitoso”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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