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Pensioni 2016 news oggi: Ape “social”, concordato e volontario, ipotesi e penalizzazioni delle 3 forme di anticipo pensionistico

Non si placa la discussione sulla riforma delle pensioni, ora che si è a un passo dall’incontro decisivo del 21 settembre. La misura senz’altro più discussa del pacchetto previdenza resta l’anticipo pensionistico, più noto come “Ape”: strumento – in fase sperimentale – che consentirà ad alcune platee di pensionandi di accedere alla pensione fino a 3 anni e 7 mesi prima usufruendo di un prestito bancario da restituire nel corso del ventennio successivo. Le generazioni coinvolte sarebbero in particolare i nati tra il ’51 e il ’53 a partire dal 2017 e quelli tra il ’52 e il ’55 a partire dal 2018.

In quali forme si concretizzerà l’Ape, e quali sono costi e penalizzazioni? Come chiarito da Cesare Damiano in un recente intervento, il costo dell’Ape sarà a carico dello stato (e quindi senza alcuna penalizzazione per il lavoratore) per alcune particolari categorie di lavoratori, ovvero disoccupati di lungo corso, lavoratori addetti a mansioni usuranti, invalidi e parenti di primo grado di invalidi. Per poter accedere all’Ape “social”, oltre ad appartenere a una delle categorie citate, è necessario percepire una pensione che non superi i 1.500 euro lordi al mese (altre fonti parlano di 1.300-1.400 euro lordi). Si sta ipotizzando di estendere questa opzione anche i lavoratori addetti a mansioni pesanti (come operai dell’edilizia, macchinisti dei treni…), ma la misura è ancora allo studio.

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L’Ape volontario – come spiegato in modo chiaro nell’articolo odierno de Il Sole 24 Ore a firma di Davide Colombo – riguarda invece chi sceglie di allontanarsi volontariamente dal mondo del lavoro: in questo caso la penalizzazione potrebbe aggirarsi sul 5-6% per ogni anno di anticipo, arrivando a toccare il 20-25% nel caso di anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi (comprensivo di premio assicurativo sulla premorienza e interessi sul rateo).

Ci sarebbe, infine, un ultimo caso di Ape: si tratta della misura concordata con il datore di lavoro, a cui ricorrere nei casi di crisi o ristrutturazione aziendale, con oneri del rimborso a carico dell’azienda. Ancora non è dato conoscere la portata economica di questa misura.

In apertura: foto tratta da PublicDomainPictures/Pixabay.com

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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