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Pensioni 2016 news oggi: flessibilità, Ape e non solo, Giuliano Poletti indica le priorità del Governo

Non si placa il dibattito sulla riforma previdenziale, mentre in tanti si stanno domandando quale sarà la direzione del Governo nell’allocare risorse inevitabilmente limitate: ovvero se dare priorità alla flessibilità pensionistica o piuttosto favorire le imprese riducendo le tasse nel mondo del lavoro.

In un’interessante intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, il Ministro del lavoro Giuliano Poletti è tornato a sottolineare la necessità di trovare un accordo con i sindacati, nel rispetto dei vincoli di bilancio (accordo che potrebbe concretizzarsi già nelle prossime settimane, dal momento che gli incontri decisivi tra Governo e sindacati sono stati calendarizzati il 6, 7 e 12 settembre). Eppure l’ipotesi di un’intesa, attesa con trepidazione da varie platee di pensionandi da tempo impegnate a chiedere una maggiore flessibilità in uscita, è ora guardata con apprensione da altri attori, preoccupati per un’eventuale sottrazione di risorse alle imprese.

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Il ministro – per il quale “contrapporre politiche sociali e politiche economiche per la crescita è un errore” – ribadisce la necessità di trovare un punto di equilibrio tra le due esigenze ma anche di “partire dai più deboli: in particolare dalle pensioni minime e dall’Ape il meccanismo per consentire il pensionamento anticipato soprattutto per chi è nelle situazioni di maggiore difficoltà”. Per questo motivo il Governo, oltre ad aver abbattuto l’Irap sul costo del lavoro, tagliato l’Ires e favorito la decontribuzione sulle assunzioni, interverrà sul fronte pensionistico per “sostenere le pensioni minime, varare l’Ape e risolvere la questione delle ricongiunzioni onerose”. A proposito dell’Ape, Poletti risponde alla Camusso, ribadendo che questo strumento sarà non un obbligo ma una libertà in più che potrà essere “particolarmente utile per tutte le persone in difficoltà, quelle che hanno perso il lavoro ed esaurito gli ammortizzatori sociali”.

Intanto resta l’incertezza su quante risorse serviranno a finanziare queste misure. Mentre Cesare Damiano chiede la disponibilità di due miliardi, i sindacati domanderebbero 2,5 miliardi. E il ministro, almeno per il momento, non vuole sbilanciarsi.

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