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Pensioni 2016 news oggi: flessibilità, Damiano replica a Boeri, ecco cosa non è piaciuto della relazione Inps

La riforma delle pensioni non smette di infiammare gli animi. Mentre cresce la trepidazione per l’incontro tra Tommaso Nannicini e una delegazione dei lavoratori precoci in programma l’11 luglio, e non si arresta il pressing su Governo per il riconoscimento della quota 41, continua la discussione sugli strumenti da mettere in atto per garantire maggiore flessibilità in uscita.

Proprio ieri il presidente dell’Inps Tito Boeri ha presentato il rapporto annuale dell’ente, dove ha affrontato sia il tema delle pensioni che quello del lavoro. Incontrando su quest’ultimo fronte il favore di Cesare Damiano, concorde nel riconoscere il ruolo cruciale giocato dagli incentivi al contratto a tutele crescenti così come sulla necessità di rivedere l’utilizzo dei voucher.

Ma i giudizi espressi da Boeri sul tema previdenziale non sono del tutto piaciuti al presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Alla denuncia di Boeri sull’eccessivo costo e sull’inadeguatezza della salvaguardie, non è mancata la replica di Damiano: “Il punto sul quale non siamo d’accordo è quello relativo al giudizio dato dal presidente dell’Inps sulle sette salvaguardie degli esodati: non sono costose e inadeguate, tant’è che stiamo preparando l’ottava per chiudere definitivamente la partita”.

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Ma non è la sola critica avanzata: Damiano si sarebbe aspettato “un minimo di autocritica rispetto alle circolari dell’INPS che interpretano le leggi in modo ‘creativo’ e a svantaggio dei lavoratori”: il riferimento è a Opzione donna e in particolare alla dubbia interpretazione su quel passaggio della legge tramutato da ‘maturazione del requisito’ in ‘decorrenza del trattamento pensionistico’ che “ha allungato il periodo per le lavoratrici dai 15 ai 21 mesi (con il restringimento della platea delle beneficiarie), e ci è costato qualcosa come 2,5 miliardi di euro di copertura nell’ultima legge di Stabilita’ per includere nella norma altre 36.000 donne”. Un’altra “stoccata” riguarda la disavventura dei lavoratori privati nati nel ’52, che a causa di una circolare Inps – sempre a detta di Damiano – sono stati impossibilitati ad andare in pensione se licenziati prima del 28 dicembre 2011.

Insomma, pare che la ricetta per la flessibilità in uscita non sia proprio la stessa. Boeri, a questo proposito, sostiene la necessità di “garantire maggiore libertà di scelta consapevole senza aumentare il debito pensionistico e senza creare generazioni di pensionati poveri“.

In apertura: foto tratta dalla pagina Facebook di Cesare Damiano

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