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Pensioni 2016 news oggi: pensione anticipata a 63 anni, per Tito Boeri l’Inps è pronta

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri è tornato a parlare di pensioni in un’intervista concessa a Il Sole 24 Ore, dove ha assicurato che l’istituto da lui presieduto “avrà un ruolo chiave” nello sviluppo nel progetto di Anticipo pensionistico. Già ora l’Inps sta offrendo “supporto tecnico” nella stesura dei provvedimenti e nello sviluppo delle procedure per l’avvio dell’Ape, con il finanziamento del sistema creditizio e la garanzia assicurativa. Il professore Boeri ha anche ricordato che le discussioni sui costi della flessibilità in uscita: “Sono fuorvianti anche perché le misure hanno ovvie interazioni e vanno valutate congiuntamente. Per lo stesso motivo è fondamentale che il confronto in atto mantenga una visione integrata delle misure di cui si discute, a cavallo fra assistenza e previdenza. L’Ape non può non tenere conto di cosa si fa sugli ammortizzatori sociali e viceversa. Le scelte sulle platee di lavoratori cui fiscalizzare le rate di ammortamento non possono prescindere dagli orientamenti sulle platee di pensionati da sostenere”.

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Secondo Boeri l’Istituto di previdenza sarà l’elemento centrale nei rapporti “finanziari e informativi” che si svolgeranno tra i lavoratori e le imprese, le banche e le assicurazioni: “Il compito più importante e gravoso sarà quello di informare adeguatamente i lavoratori sulle implicazioni dell’eventuale scelta di un anticipo pensionistico. Ci baseremo sull’esperienza delle buste arancioni e avremo un ruolo consulenziale ancor prima che di erogatore. Più che per quanti anni consentire l’anticipo conta come lo si fa. Penso sia giusto consentire ai lavoratori una certa libertà di scelta su quando andare in pensione, se questa scelta non grava sulle generazioni future, cioè non fa aumentare il debito pensionistico. Gli anticipi concessi in passato lo hanno fatto esplodere. Purtroppo la stessa Ape, con i bonus fiscali previsti per cancellare ad alcune categorie di lavoratori le rate di ammortamento, finirà per creare debito aggiuntivo. È bene che le categorie cui concedere il bonus siano circoscritte e scelte con cura. Se il bonus venisse concesso solo a chi ha redditi familiari bassi, l’Ape diventerebbe una specie di reddito minimo per quella fascia critica di lavoratori che faticano a rimanere sul mercato del lavoro e sono a rischio di povertà”.

Infine Boeri, sulle pensioni minime, avverte che: “Se si vogliono aiutare i pensionati poveri è bene guardare al reddito familiare, non al solo reddito pensionistico individua­le, come fa la quattordicesima che, proprio per questo, in 7 casi su 10 va a persone che povere non sono. Anche il coniuge del per­cettore di un ricco vitalizio può accedere alla quattordicesima se il suo reddito non supera di 1,5 volte il trattamento minimo. Me­glio allora aumentare le maggio­razioni sociali, che guardano all’insieme dei redditi familiari, o, ancora meglio, selezionare i be­neficiari con l’Isee, coerente­mente con quanto ci si propone di fare nel disegno di legge dele­ga sul contrasto alla povertà. Sa­rebbe un altro tassello verso la costruzione del Sia o reddito mi­nimo”. Sul resto dei provvedimenti allo studio il professore Boeri dichiara: Infine sulle altre proposte in arrivo “siamo felici di sapere che si sta seriamente pensando di su­perare le ricongiunzioni onero­se che sono inique e penalizza­no proprio quelle carriere lavo­rative mobili, di cui il Paese ha bisogno per tornare a crescere. Era uno dei cardini delle nostre proposte dello scorso anno”.

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