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Pensioni 2016 news oggi: pensione anticipata e flessibilità, Tito Boeri avverte, “La mia riforma costava meno”

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’intervista al Corriere della Sera ha commentato la legge di Stabilità approvata dal Consiglio dei Ministri circa due settimane fa, ma non ancora arrivata al Parlamento. Il professore bocconiano ha commentato i provvedimenti del Governo di Matteo Renzi in materia pensionistica: “La manovra sulle pensioni è positiva nella parte in cui elimina le ricongiunzioni onerose fra casse previdenziali diverse e per la “Flessibilità in uscita, ma bisogna stare attenti a non aumentare il fardello che grava sulle generazioni future”. Mentre ha considerato preoccupante la cancellazione di penalità e interessi per: “I “effetti sulla raccolta contributiva. Con operazioni di questi tipo c’è sempre il rischio di dare segnali di lassismo, non vorrei si indebolisse la campagna fatta per contrastare l’evasione”.

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Poi Boeri ha risposto al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha sostenuto che il Piano proposto da Tito Boeri avrebbe aumentato i costi: “In termini di debito pensionistico le nostre proposte lo riducevano. Per due motivi, primo applicavano i coefficienti di trasformazione, che danno sostenibilità al nostro sistema, e ogni flessibilità che veniva concessa era pienamente all’interno di quei parametri. In più la proposta Inps prevedeva un’operazione di riduzione parziale delle pensioni in essere. Facendo queste operazioni il debito pensionistico scendeva di circa 4 punti di Pil, una riduzione importante”.

Mentre secondo le stime effettuate dall’Inps: “Ciò che oggi è scritto nella legge di bilancio, gli interventi sulla quattordicesima, sui lavoratori precoci e la sperimentazione sull’Ape social, aumenta il debito pensionistico di circa 20 miliardi. Poi ci sono i costi legati all’estensione della fascia di reddito non tassata per i pensionati, più i crediti d’imposta per chi chiede l’Ape di mercato. E varie altre questioni aperte, che possono generare ulteriori spese”, se nel frattempo l’Ape social diventasse un meccanismo strutturale, secondo Boeri, il debito pubblico aumenterebbe di altri 24 miliardi: “dopo il 2018 non sarà così facile interrompere l’Ape Social. Questa misura non comporta riduzioni della pensione per chi si ritira prima. Sarà anzi forte la pressione ad allargare la platea”. Infine, non sono state definite diverse questioni essenziali, come ad esempio “l’indicizzazione delle pensioni, che secondo quest’accordo dev’essere rivista; c’è la definizione di lavori gravosi. E’ importante definire un insieme di parametri oggettivi. Altrimenti sarà molto difficile delimitare le platee. Poi ci sono le salvaguardie. Adesso ci sarà l’ottava. Si dice che sarà l’ultima, ma anche la settima (e prima ancora la sesta) doveva essere l’ultima”.

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