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Pensioni 2016 news oggi: pensione anticipata, Matteo Renzi si gioca molta della sua forza politica

La attese modifiche alla legge Fornero in tema di pensioni continuano a fare i conti con l’equilibrio di bilancio, date le limitate risorse economiche. Il tema di queste ultime giornate dopo il menù di proposte elaborate dai tecnici dei vari ministeri coinvolti nei provvedimenti da inserire nella prossima manovra finanziaria, sarà l’ordine di priorità nelle scelte che il premier e i ministri dovranno compiere sul piano politico. Nel Governo e nella maggioranza ci sono posizioni molto diversificate tra chi vorrebbe fare una manovra prioritariamente orientata alla crescita e al versante delle imprese e altri che invece preferirebbero mettere un po’ di soldi in più nelle tasche di molti lavoratori e pensionati italiani. Nel Governo i primi sarebbero rappresentati dai ministri Calenda e Padoan e i secondi dal sottosegretario Nannicini e dal ministro Poletti, come sempre alla fine sarà determinante l’orientamento del premier Matteo Renzi, che seppure abbia dichiarato che il Governo terminerà il suo mandato con la fine della legislatura nel 2018, comunque si giocherà molta della sua credibilità e autorevolezza politica nel referendum istituzionale del prossimo autunno.

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I sindacati dal canto loro continuano a sollecitare il Governo perché vengano aumentati gli stanziamenti per le misure che riguardano i lavoratori precoci, gli usuranti, l’aumento delle pensioni minime. Da qualche mese il confronto con il Governo verte anche su questi provvedimenti, considerati indispensabili dalle parti sociali anche per la ripresa economica. Lo stesso Matteo Renzi ha confermato che: “Bisogna dare un po’ più soldi ai pensionati”. I provvedimenti potrebbero riguardare l’allargamento della platea dei beneficiari della quattordicesima, l’aumento della no tax area e lo stesso premier ha annunciato più fondi per la lotta alla povertà e per i contratti pubblici.

Tuttavia le priorità e le risorse non sono ancora ben definite e le misure che saranno ricomprese nella Legge di Bilancio sono ancora allo studio. Il capitolo pensioni rimane una parte molto importante della manovra economica e finanziaria e ciò ha portato a ipotizzare un intervento in due tempi con l’Ape, che costerebbe circa 700 milioni di euro, grazie al quale i nati nel triennio ‘51-’53 anticiperebbero l’uscita dal lavoro di 3 anni e 7 mesi; le ricongiunzioni non più onerose delle diverse gestioni separate che necessiterebbero di 500 milioni di euro; la platea di usuranti e precoci che dopo 41 anni di contributi versati chiedono di andare in pensioni con 1,5 milioni di euro circa; infine l’aumento delle pensioni minime con due possibili soluzioni allo studio.

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