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Pensioni 2016 news oggi: pensioni precoci, usuranti e aspettativa di vita, sganciate dal requisito anagrafico?

Dopo a lettera “uguale per tutti” che il sottosegretario Tommaso Nannicini ha inviato a tutti i lavoratori precoci, crescono le speranze di queste categoria su un provvedimento che agevoli la loro uscita dal lavoro verso la pensione. Oltre all’ipotesi di un conteggio doppio degli anni di contribuzione versati prima della maggiore età si sta valutando anche l’introduzione di un tetto massimo di anzianità contributiva come unico requisito di accesso alla pensione anticipata che attualmente è previsto a 42 e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne.

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Il legame automatico con la speranza di vita, introdotto il 1° gennaio 2013, che ha comportato un progressivo aumento dell’età pensionabile potrebbe essere superato per agevolare il raggiungimento dei requisiti necessari all’accesso alla pensione. In linea con quanto richiesto dall’Ue, l’Inps sta inoltre valutando il costo di allineamento del requisito contributivo tra uomini e donne. Inoltre il rapporto Osservasalute dell’aprile 2016 ha rilevato per la prima volta in Italia un calo dell’aspettativa di vita, spiegando ciò con una diminuzione della prevenzione sanitaria legata al peggioramento delle condizioni economiche degli italiani. Dallo studio contenuto nel rapporto si evince che nel 2015 l’aspettativa di vita per uomini e donne era rispettivamente di 80,1 anni e 84,7 anni, mentre, nel 2014, la speranza era più alta e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne.

Essendo dunque diminuita la speranza di vita ci si dovrebbe aspettare un adeguamento al ribasso o un congelamento dell’età pensionabile a partire dal 2019, ma ciò non è previsto dal legislatore che ha regolato con la legge 122 del 2010 solo adeguamenti al rialzo. Nella medesima legge è infine previsto che l’età pensionabile di vecchiaia, entro il 2021, deve arrivare a 67 anni. In base alla normativa vigente, quindi si registrerà un aumento dell’età pensionabile indipendentemente dall’andamento demografico. Con questo meccanismo di delinea la possibilità per i contribuenti di vedersi alzare l’età per l’accesso alla pensione e diminuire il periodo di godere dell’assegno pensionistico rispetto al montante contributivo versato. Sembra del tutto inevitabile porre rimedio a questo meccanismo automatico di agganciamento alla speranza di vita, in particolare per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti e per i lavoratori precoci per i quali il raggiungimento del requisito anagrafico potrebbe addirittura mettere a rischio l’incolumità pubblica, si pensi al personale addetto alla conduzione dei treni.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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