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Pensioni 2016 news oggi: precoci, meglio 41 anni e 6 mesi e no ai bonus contributivi che dividerebbero i lavoratori?

Nel prossimo e definitivo incontro del 21 settembre tra il Governo e i sindacati sulla riforma delle pensioni, uno degli ultimi nodi da sciogliere è quello dei lavoratori precoci, cioè dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni e già sulla soglia dei 60 anni, si trovano alle spalle una carriera contributiva superiore ai 40 anni, Con la legge Fornero i requisiti per la pensione anticipata di questi lavoratori é di 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 e sei mesi per le donne. La categoria dei precoci, anche con lo sostegno dei sindacati e del presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha intrapreso una vertenza per ottenere la possibilità di andare in pensione con la Quota 41, cioè dopo il versamento di 41 anni di contributi indipendenze te dell’età anagrafica e senza subire penalizzazioni sul trattamento previdenziale.

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Questa categoria di lavoratori si è data un’organizzazione sia sul web che sul territorio nel gruppo “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”. La forte mobilitazione e l’organizzazione che si sono dati ha consentito ai precoci di avere grande visibilità e attenzioni per le loro richieste. Tuttavia, il Governo, finora, non ha mostrato grande apertura per la Quota 41 perché ritenuta troppo onerosa per le casse dello Stato.

Nell’ultima fase della trattativa sono state avanzate da parte del Governo ipotesi di mediazione che impatterebbero meno sui conti pubblici, come il riconoscimento del bonus contributivo a seconda dell’età di inizio della carriera lavorativa. Ciò non accontenterebbe tutta la categoria dei precoci che rischiano una divisione al loro interno. Sulla pagina Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, Moreno Barbuti, uno degli amministratori, propone di combattere uniti per la Quota 41 e in subordine per una soglia un po’ più alta di 41 anni e sei mesi per andare in pensione, piuttosto che accettare il bonus contributivo che accontenterebbe solo una parte della platea dei precoci e che inevitabilmente li dividerebbe in sottocategorie, diminuendo la loro forza contrattuale.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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