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Pensioni 2016 news oggi: precoci per la quota 41, lettera accorata a Paolo Gentiloni

UrbanPost aveva preannunciato che una delle principali sfide che il Governo Gentiloni sarebbe stato chiamato ad affrontare sul fronte pensioni avrebbe riguardato la vertenza dei lavoratori precoci, risolta per la precedente amministrazione, ma evidentemente non per quella platea di pensionandi che ha cominciato a maturare contributi prima dei 19 anni e continua a reclamare a gran voce i suoi diritti. Come i più sapranno, da mesi i precoci stanno conducendo una strenua battaglia – anche attraverso il web, come mostra la partecipazione al gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti” – affinché il Governo approvi la quota 41, sistema che permetterebbe a chi ha maturato i 41 anni di contribuzione di uscire anticipatamente dal lavoro, a prescindere dal raggiungimento dell’età anagrafica. Per motivi di sostenibilità economica addotti dal Governo, la riforma assicurerà questa garanzia solo ad alcuni di loro, ovvero a disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali, lavoratori invalidi almeno al 74% o che si prendono cura di genitori invalidi e addetti a particolari mansioni usuranti o gravose.

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Intanto la lotta dei precoci continua, come dimostra la lettera postata al Premier Gentiloni da A.d.T., uno dei portavoce del gruppo. Eccone uno stralcio: “Il Governo precedente ha concesso alcune cose, e fra queste anche l’uscita con 41 anni di contributi, ma solo per una manciata di persone che non arriveranno sicuramente a più di 1000/2000 unità. Con questa “mancia” il Governo precedente sperava di farci tacere con la scusa che avevano fatto il possibile con i pochi soldi che potevano impiegare. Sappiamo tutti che questo non è vero, e lo sa perfettamente anche lei, perché i soldi veri dovevano essere impiegati in mance elettorali e nelle casse di amici e amici degli amici (…) Io sono a chiederle di valutare la nostra situazione, chi siamo, cosa abbiamo fatto e soprattutto cosa faremo per sanare questa ennesima ingiustizia.”

“Lavoriamo da oltre 40 anni – prosegue la missiva – e non ne possiamo più! Ebbene, in qualsiasi altro Paese questo ci avrebbe premiato, mentre in Italia siamo rimasti ostaggi di quanti vogliono affossare il Paese costringendo noi a rimanere sul posto di lavoro anche se, sinceramente siamo molto stanchi, demotivati, scoraggiati anche perché vediamo i nostri figli che si sbattono per cercare un lavoro, mentre i padri e le madri sono costrette giocoforza a rimanerci. Ci rimane solo il nostro orgoglio di lavoratori onesti.”

Il lavoratore pone l’accento anche su un’altra “spina” sul fianco del Governo, il referendum sul Jobs Act su cui potrebbero essere chiamati alle urne gli italiani, nel caso in cui lo stesso ottenga il 10 gennaio il “lasciapassare” della Corte Costituzionale; secondo A.d.T., “è certo che qualora il referendum avesse un seguito, quasi sicuramente passerà la cancellazione del Jobs act con altre conseguenze per il Governo”.

In apertura: Paolo Gentiloni – Image Credits Italia all’ONU/Flickr.com (Questo file è sotto la licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico)

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