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Pensioni 2016 news oggi: precoci, quota 41 e Ape, Tommaso Nannicini spiega ai lavoratori i principi della riforma

I lavoratori precoci continuano a dare battaglia: adesso che sono chiare le linee che guideranno l’azione del Governo permettendo solo ad alcune categorie di pensionandi particolarmente svantaggiate di accedere alla quota 41, sono in tanti a manifestare malcontento e a chiedere ai rappresentanti politici interventi a favore del pensionamento anticipato che siano più inclusivi.

Come si evince dal post pubblicato sulla pagina Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, il lavoratore precoce A. d. T. ha scritto a Tommaso Nannicini, Sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mettendo in discussione l’utilità dell’anticipo pensionistico (più noto come “Ape”) e i provvedimenti sui precoci, che escludono dal pensionamento anticipato una parte importante di lavoratori.

Lo staff di Tommaso Nannicini ha risposto con una lunga lettera, dove ha chiarito quali motivazioni hanno regolato le iniziative in questione giustificando l’accesso di alcune categorie piuttosto di altre, sulla base di accordi condivisi dal Governo e dalla forze sindacali fin dallo scorso mese di settembre. Si tratterebbe, quindi, di “principi di equità sociale” a favore di “lavoratori precoci, occupazioni usuranti o pesanti, disoccupati senza ammortizzatori, redditi bassi); equità attuariale (salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica e il corretto rapporto tra generazioni); principi di flessibilità in uscita (libertà di scelta senza stravolgere lo schema previdenziale: gratis se dettata da condizioni di bisogno, costosa se per propria scelta).”

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Arrivate delucidazioni anche per quanto riguarda concerne l’anticipo pensionistico, che nelle sue “tipicizzazioni (volontaria, sociale, aziendale), intende aumentare la flessibilità nelle scelte individuali per i lavoratori che accedono alla pensione di vecchiaia”, ma anche “agevolare la transizione verso il pensionamento per le persone che sono disoccupate o in condizioni di bisogno”. Cosa aggiungere, infine, sul coinvolgimento degli istituti di credito? Lo staff dell’ex bocconiano punta l’accento su vincoli di finanza pubblica, “considerando che la flessibilità in uscita, da sola, comporterebbe un costo pari a 7-10 miliardi di euro all’anno”.

Alla base del limite di 41 anni di contribuzione ci sarebbe quindi un principio di equità e sostenibilità, dal momento che “non si può tornare indietro rispetto al legame previdenza-demografia ma si cerca, nel contempo, di aiutare chi è in condizione di bisogno”, ovvero, in primis, precoci disoccupati, lavoratori addetti alle mansioni pesanti o attività usuranti, disabili o lavoratori che accudiscono parenti conviventi di primo grado invalidi.

In apertura: Tommaso Nannicini – foto di Ludopoggi/Wikimedia Commons (Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale)

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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