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Pensioni 2016 news oggi: precoci tra bonus e Quota 41, lettera ai leader di Cgil, Cisl e Uil

Per i sindacati, così come confermato dalle dichiarazioni della leader della Cgil, Susanna Camusso, non sarà facile chiudere un accordo sulle pensioni nel prossimo e definitivo incontro del giorno 21 settembre: “Mi fa piacere che inizino a fare i conti su un tema che è aperto da lungo tempo. Questo è un punto chiave per capire se arrivano le risposte oppure no”. Secondo la Camusso l’ipotesi dei 2 miliardi: “é ancora insufficiente. Perciò, mi pare molto difficile che l’incontro del 21 settembre sia conclusivo”. I sindacati si trovano tra l’incudine del Governo che non riesce a stanziare le somme necessarie per andare incontro alle loro richieste e il martello di tanti lavoratori che scaricano su di loro il malcontento di una situazione per loro difficile e complicata. In particolare i lavoratori precoci si battono per andare in pensione con 41 anni di contributi senza limitazioni di età.

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Di seguito pubblichiamo una lettera aperta invitata ai tre leader sindacali da un lavoratore precoce Andrea Detto Il Toscano, e pubblicata sulla pagina Facebook, “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”: “La categoria dei lavoratori precoci si sta interrogando giornalmente sul proprio futuro, perché ad oggi non ci è concesso di sapere, dopo 40, 41 anni di lavoro, quando potremmo andare in quiescenza. Se questo per voi è una cosa normale, per noi non lo è affatto ed anzi vogliamo che le cose si chiariscano in brevissimo tempo, senza che le riunioni si susseguano fino all’infinito come sospetto volete fare, con il beneplacito del Governo che ha tutte le motivazioni per cercare di ritardare al massimo questa modifica alla Legge Fornero, visto che tutto sommato, mensilmente ci guadagna una montagna di soldi, che non serviranno certo a chi ha più di 40 anni di contributi.
Che voi perdiate consensi, è risaputo oramai da anni, anche perché, anche se molto meno dei politici, ma siete comunque abbastanza lontani dai lavoratori e dai loro problemi. E questo vi ha confinato in una specie di limbo da dove difficilmente uscite per affrontare le sfide che il mercato pretende al giorno d’oggi.
Poi avete sentito della rivendicazione di un nostro diritto che è stato calpestato da anni e anni ed avete iniziato a affilare i denti per affondarli il più possibile in questo scenario e tentare di recuperare quella credibilità oramai perduta negli anni”.

Anche in vista del prossimo incontro politico del 21 settembre tra Governo e sindacati, Andrea Detto Il Toscano ha aggiunto: “Che voi perdiate consensi, è risaputo oramai da anni, anche perché, anche se molto meno dei politici, ma siete comunque abbastanza lontani dai lavoratori e dai loro problemi. E questo vi ha confinato in una specie di limbo da dove difficilmente uscite per affrontare le sfide che il mercato pretende al giorno d’oggi.
Poi avete sentito della rivendicazione di un nostro diritto che è stato calpestato da anni e anni ed avete iniziato a affilare i denti per affondarli il più possibile in questo scenario e tentare di recuperare quella credibilità oramai perduta negli anni.
Per questo vi dico che sarebbe profondamente sbagliato, se non moralmente ingiusto che, per vs. visibilità possiate accettare una qualsiasi mediazione da parte del Governo. Dal canto nostro siamo fortemente intenzionati a portare a casa, non una concessione ma un DIRITTO, costi quel che costi, scendendo nelle piazze, andando in TV (qualora possibile) attraverso i giornali, i media, network e quant’altro possa far rumore, ma siamo intenzionati ad ottenere la pensione dopo 41 anni di contributi. Chi può dire il contrario mi può chiamare per un incontro, che subito apparirò. I vostri 15 minuti di notorietà stanno passando in fretta, e noi di tempo non ne vogliamo più perdere. Vi consiglio vivamente di fare in fretta perché sono troppi anni che state glissando prendendoci per i fondelli e siamo veramente stanchi. La misura si sta colmando, prima il 14 settembre, adesso il 21, ma sapete che se facessi in questa maniera nella ditta in cui lavoro potremmo chiudere in tre mesi? Per voi il tempo fino adesso non ha fatto differenza, e se un provvedimento che potrebbe alleviare sofferenze a tante persone decidete di farlo fra sei mesi, per voi non fa differenza ma per chi sta subendo un disagio, lo subisce tutti i giorni, per cui adesso aspetteremo anche il 21 ma non oltre. La decisione deve essere presa. Da troppo tempo la stiamo aspettando, sbeffeggiati da tutti i governi precedenti. Non siamo disposti ad aspettare oltre”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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