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Pensioni 2016 news oggi: proroga Opzione Donna, tra disincanto e speranze [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Il regime Opzione Donna che consente alle lavoratrici  di accedere alla pensione con 57 anni di età e 35 di contributi è stato esteso dalla legge di Bilancio alle donne dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 e alle autonome nate nell’ultimo trimestre del 1957, mentre non è stata prevista la proroga fino al 2018, così come richiesto da molte lavoratrici, nonostante dal monitoraggio delle risorse stanziate mostrava che c’erano risorse inutilizzate per altri 58 milioni di euro utili alla Proroga. In proposito abbiamo intervistato Giulia Molinaro, tra le amministratrici del gruppo “Opzione Donna Proroga al 2018”

La legge di Bilancio ha esteso il regime di Opzione Donna alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre ’57- ’58, ma non ha previsto la proroga della misura al 2018, vi aspettavate questa decisione?
Sicuramente, dopo oltre 16 mesi di battaglie e d’incontri avuti con tanti esponenti di varie correnti politiche, dove tutti indistintamente, a parole, non seguite da fatti, i nostri sentimenti non possono essere che rabbia, delusione e sconforto.
I nostri interlocutori hanno fatto sempre notare che l’art. 281 della LdS dello scorso anno prevedeva la verifica tramite un contatore al 30 settembre di ogni anno per un’eventuale prosecuzione dell’Opzione Donna.
Per ottenere i dati del contatore che non sono stati resi noti alla scadenza prevista, si è resa necessaria una diffida al Ministro Padoan e solamente nel mese di novembre questi dati sono stati resi pubblici. I Fondi residui erano di 58 mln di euro che il Mef ci ha sottratto.
Alla luce dei fatti e di quanto accaduto la proroga al 2018 ormai è destinata a interrompersi qui.
La LdS 2016 e la LdB 2017 non ci rendono giustizia”.

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Al Senato saranno presentate richieste di impegno del Governo per utilizzare i fondi non spesi per la continuazione di Opzione Donna?
“Stiamo parlando con la Commissione Lavoro Senato per far si che venga presentato un emendamento a nostro favore, questo dovrà però trovare coperture da parte del Governo.
Seguiremo l’iter dei lavori in Senato a sostegno di quanto sta facendo la Senatrice Erica D’Adda per il nostro gruppo. Anche se riconosciamo la difficoltà dell’approvazione dell’emendamento”.

La legge Maroni con cui è stato introdotto il regime Opzione Donna aveva delle ragioni sociali riconosciute alle donne, congelarla cosa comporterà per voi?
“Ci saranno, come sempre, donne di serie A e donne di serie B, quindi chi è nata dal 59 in poi è penalizzata per l’uscita dal mondo del lavoro, tante nostre iscritte hanno perso il lavoro oppure sono in mobilità o peggio ancora in naspi, ma sono penalizzate anche le lavoratrici con gestioni separate. Non riusciamo a comprendere perché nonostante la forte decurtazione dell’assegno pensionistico, in quanto viene calcolato interamente con il sistema contributivo lo Stato pur risparmiando con Opzione Donna non la renda strutturale”.

La vostra vertenza in che forma proseguirà?                                  “Noi continueremo a portare avanti la nostra battaglia nella convinzione che i fondi stanziati e residui debbano essere utilizzati, come prevede la Legge, per l’uscita anticipata delle donne dal mondo del lavoro. Seguiamo attentamente la proposta del Sottosegretario Professore Nannicini di una eventuale Opzione Donna Social che ad oggi è ancora allo studio, di cui non si conoscono le condizioni e i termini”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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