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Pensioni 2016 news oggi: uscita anticipata a 62 anni di età, la difesa di Cesare Damiano

Dopo la pubblicazione delle stime sui costi delle tre proposte in campo sul tema della flessibilità previdenziale, da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il presidente Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha ricordato: “La nostra proposta costerebbe 3 miliardi il prossimo anno e arriverebbe a 8 miliardi nel 2024, secondo i calcoli dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Mentre la proposta di Tito Boeri avrebbe un minore impatto sui conti pubblici: 650 milioni nel 2017 per arrivare a 2,8 miliardi nel 2024. L’Ape, invece, poiché nasce dall’esigenza di ridurre il più possibile l’impatto della flessibilità previdenziale sui conti pubblici, costerebbe di meno e sarebbe meno vantaggiosa per i lavoratori”.

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Damiano però obietta che: “Le simulazioni dell’Upb che escludono dal calcolo i dipendenti pubblici, si basano sull’ipotesi che tutti gli aventi diritto sfruttino l’opportunità di anticipare l’uscita dal lavoro, è evidente che abbiamo delle sopravvalutazioni di costo che impediscono, nei fatti, di fare le leggi. Lo abbiamo già negativamente sperimentato con il Fondo dei lavori usuranti e con Opzione Donna”. Secondo l’ex ministro del Lavoro: “Le platee calcolate al 100% non distinguono tra lavoro e lavoro: è come dire che hanno la stessa propensione ad andare in pensione anticipata gli addetti ai forni della siderurgia e i docenti universitari e che, soprattutto, hanno la stessa aspettativa di vita. Ci sono lavoratori che a 62 anni si possono sentire usurati non più in grado di svolgere efficacemente la propria attività. Penso agli operai della catena di montaggio, agli infermieri, agli insegnanti delle scuole materne“.

Cesare Damiano difende il suo progetto di flessibilità assieme al sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta: “Immaginiamo che un lavoratore con 35 anni di contributi vada in pensione a 62 anziché a 66. Con un anticipo di quattro anni subirà una penalizzazione dell’importo dell’8%, cioè il 2% per ogni anno. L’eventuale pensione di 1000 euro al mese scenderà a 920 euro. Moltiplicata questa cifra per tredici mensilità e per i 18 anni che separano il lavoratore dagli 80 anni, il costo complessivo sarà di 215.280 euro. Nel caso invece che lo stesso lavoratore rimanga in azienda fino a 66 anni, la sua pensione crescerà da 1000 a 1080 euro per effetto di quattro anni in più di contributi. Moltiplicando per tredici e poi per quattordici (gli anni che mancano agli 80) si arriva a 196.560 euro. La differenza in valore assoluto è di 18.720 euro, in percentuale dell’8,7. Con qualche accorgimento tecnico si può arrivare a pareggiare i due costi con un’operazione di sistema che nel tempo può effettivamente raggiungere l’obiettivo del costo zero. Detto ciò, è ovvio che per i primi anni di uscita anticipata ci sarà un costo ma sarebbe irrealistico pensare che nei primi anni si possa pensare ad un’ipotesi a costo zero. Quando si ragiona di pensioni bisogna allungare lo sguardo. E allora se si proietta l’anticipo della pensione lungo la durata dell’aspettativa di vita (mediamente oggi intorno agli 80 anni) si scopre che ai primi anni di costo corrispondono negli anni successivi dei risparmi. Io penso che se il governo vuole fare un’operazione di questo tipo può spiegarlo a Bruxelles perché nel tempo ci sarà un’invarianza di costi”.

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