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Pensioni 2016 news precoci: dalla Quota 41 al bonus contributivo, la parola ai lavoratori [INTERVISTA]

UrbanPost ha voluto intervistare Moreno Barbuti, uno degli amministratori del gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, che stanno portando avanti la battaglia per la possibilità di pensionamento anticipato per tutti i lavoratori che abbiano maturato il versamento dei 41 anni di contributi. Ecco le loro aspettative rispetto alle risposte che il Governo darà loro nella prossima Legge di Stabilità.

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Quali prospettive immediate ci sono per i lavoratori precoci?
Ovviamente non abbiamo una risposta precisa a questa domanda, in quanto dobbiamo aspettare almeno il prossimo incontro con i rappresentanti di Governo. Posso dirle quello che noi chiediamo e continueremo a chiedere con insistenza e cioè la quota 41 per tutti a prescindere dall’età e senza penalizzazioni. Crediamo fermamente infatti, che chi avrà lavorato un tale numero di anni e versato i relativi contributi abbia tutto il diritto di godersi la strameritata pensione. Nello stesso tempo cerchiamo di tenere i piedi per terra perché, pur nella nostra enfasi reazionaria, sappiamo bene che l’ultima parola spetta al Governo, noi possiamo solo chiedere con tutte le nostre forze, ma spetta ai politici concedere ed approvare le nostre richieste. Questo purtroppo non dobbiamo mai dimenticarlo”.

Cosa pensa dell’ipotesi del bonus contributivo per i lavoratori che hanno iniziato in età minorile?
“Come forse anche lei sa, la normativa pensionistica precedente alla Fornero, precisamente la legge 27 Dicembre 1997, n°449, che parlava delle disposizioni in materia di pensionamento di anzianità contributiva, all’articolo 59 comma 7 lettera B, individuava i cosiddetti lavoratori precoci, in quei lavoratori che potevano far valere almeno un anno di lavoro e relativi versamenti contributivi prima del compimento del diciannovesimo anno di età. E’ chiaro che tutti i lavoratori rientranti in quella fascia, si sono ritenuti definiti come tali e tra questi, ci sono parecchi iscritti al nostro gruppo che appositamente è stato  denominato come tutti sappiamo “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti” e, sulla base del quale, abbiamo improntato la nostra azione e la nostra strategia. Ora, per prima cosa, dobbiamo prestare attenzione che ancora una volta il Governo non cambi le regole del gioco in corsa sostituendo le carte in tavola, abbassando la soglia di età per essere definiti lavoratori precoci, estromettendo da tale definizione diversi lavoratori, pur sapendo che a quei tempi molti non hanno avuto i contributi versati almeno nel primo anno di lavoro. Infatti, il criterio di individuazione di tali lavoratori, non si basa su illazioni o supposizioni, ma su normative certe e concretamente varate da apposite leggi preesistenti , sui lavoratori precoci, che più volte oramai ho citato. Bisogna stare attenti a questo, direi che il criterio con cui da sempre è stata individuata la categoria di cui stiamo parlando, non andrebbe cambiata così a piacimento a seconda di ciò che fa più comodo… Se i legislatori nel recente passato, hanno stabilito e considerato questo limite per definire il lavoratore precoce, lo hanno fatto sicuramente dopo un attento esame ed una valutazione equa della situazione e mi sembra fuori luogo vanificare tutto, o quanto meno non corretto per tutti quelli tra di noi, che si ritenevano compresi all’interno della categoria ed ora si scoprirebbero fuori… E potrebbero ritrovarsi fuori in tanti se dovessero ritoccare come abbiamo letto su Il Sole 24 ore del 23/07/2016 ad esempio, dove si diceva che avrebbero potuto tenere conto solo di chi avrebbe avuto uno o due anni lavorati prima dei 18 anni di età, mentre solo il giorno prima si parlava di almeno UN anno prima dei 18, omettendo di citare i 19 anni previsti dalla normativa citata, quindi tutto passibile di modifiche e cambiamenti assurdi… Se di modifiche vogliamo parlare, dovremmo piuttosto prendere in considerazione il fatto che fino al 1975, si diventava maggiorenni solo al compimento del ventunesimo anno di età. Mi viene in mente un cartello che ho visto in un pubblico esercizio che riportava la seguente frase: “Si fa credito ai novantenni ma solo se accompagnati dai genitori”, dico questo per fare un’analogia col governo che sarebbe come se dicesse: i precoci sono solo coloro che potranno vantare un anno di lavoro prima del compimento del quattordicesimo anno di età… praticamente pochissimi o meglio direi nessuno….Risparmierebbero sicuramente tantissimo e potrebbero dire di avere comunque fatto qualcosa, praticamente ipocrisia pura…

E se la vostra richiesta non dovesse essere presa in esame?
“Se così fosse, non ci sarebbero parole per definire la situazione, dovremmo per forza prendere atto che non stiamo trattando con persone tutte d’un pezzo come si diceva una volta, ma con dei voltagabbana che oggi ti dicono una cosa e domani un’altra, anzi, direi che non staremmo trattando affatto, ma bensì che ci tratterebbero come gli schiavetti di turno ai quali hanno deciso di lanciare un pezzo di pane, mentre loro si divertono guardando chi l’afferrerà per primo. Ovviamente confidiamo nel fatto che un’ipotesi del genere non si avveri e che i titolati in merito all’intervento sulla riforma Fornero per inserire un criterio di flessibilità che la renda più morbida, siano persone serie e ponderino attentamente questo aspetto che non è affatto secondario. Dopo di che si potrà valutare l’aspetto dei bonus che non devono essere dissociati da una soluzione idonea anche per chi precoce non è”.

Attualmente sembra che le risorse destinate all’Ape sembra si aggirino intorno ai 600 milioni di euro, per i precoci avete notizie?
“Per ora non abbiamo l’esatta entità del budget destinato ai pensionamento dei lavoratori precoci, riteniamo comunque che la cosiddetta soluzione denominata APE, non sia assolutamente da adottare, riteniamo assurdo che un lavoratore con 40/41 anni di contributi debba ricorrere ad un prestito per potersi pagare la pensione…ma stiamo scherzando?  I quattrini relativi ai contributi previdenziali li abbiamo versati ogni mese per quarant’anni, dove sono finiti? Ripeto, la soluzione non può essere altro che la quota 41 prevista dal ddl 857 depositata da tre anni oramai in Parlamento, si tratta solo di calendarizzarla e vedere finalmente quali saranno i partiti che la voteranno e quelli che invece si opporranno a tale soluzione, questo sarà sicuramente decisivo per orientare i nostri numerosi voti elettorali a chi ci sosterrà fattivamente e non solo a parole”.

Le 50mila firme depositate a sostegno del ddl 857 che peso avranno nel confronto col Governo?
C’è stato, in merito alla raccolta firme in questione, un po’ di scetticismo. Comprensibile per carità, data la stanchezza emotiva dei nostri iscritti che hanno visto il susseguirsi di numerose vicende senza venire a capo del problema, ma devo dire che sono servite e serviranno anche in futuro, dato che a seguito di questa raccolta, si sono mossi diversi parlamentari, ci hanno consentito di entrare nel palazzo ed hanno dato l’avvio ad un dialogo che speriamo possa essere proficuo e portare ad una soluzione se non ottimale, almeno accettabile del nostro problema”.

Nel prossimo incontro con il sottosegretario Tommaso Nannicini porterete nuove ipotesi di accordo?
Chiamarle nuove a questo punto suonerebbe davvero strano. Oramai tutti conoscono quali sono le nostre aspettative e le nostre richieste, che tra l’altro ho anche più sopra specificato. Sarà invece molto importante sapere nei prossimi incontri, quali saranno le proposte del  Governo e se le stesse potranno soddisfare se non pienamente, ma almeno in buona parte, le aspettative di tutte le categorie di lavoratori che sono tante come tutti sappiamo, dai precoci ai lavori usuranti, dai lavoratori che non rientrano nella categoria dei precoci ai disoccupati, ai mobilitati, agli esodati  ecc..ecc… Sarà importante in questo passaggio avere anche il sostegno dei Sindacati, i quali sembra abbiano percepito l’importanza che i lavoratori tutti attribuiscono a questo problema, dato che riguarda direttamente la loro vita e che all’inizio sembrava essere ignorato e di secondaria importanza per la triplice. Credo che lavorare in sinergia con i Sindacati, sia a questo punto di fondamentale importanza, anche perché, se non dovessimo trovare un accordo accettabile, potrebbe verificarsi la necessità di mettere in atto azioni di protesta consistenti in manifestazioni o scioperi, ed in questo caso sarebbe veramente indispensabile il loro supporto, in quanto solo loro potrebbero organizzare, nel pieno rispetto delle normative vigenti, qualsiasi iniziativa si dovesse mettere in atto, compresa quella di trascinare milioni di lavoratori sulle piazze di tutta Italia”.

La G

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