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Pensioni 2017 news: Ape social, mobilità e Naspi, quali lavoratori sono più a rischio?

La legge Fornero ha stabilito che dal 1° gennaio 2017 i lavoratori interessati da licenziamento collettivo non riceveranno più l’indennità di mobilità, ma potranno ottenere solo la Naspi o andare in pensione. Finora la mobilità consentiva al lavoratore licenziato di percepire l’80% della retribuzione nei primi 12 mesi e successivamente il 64%. La mobilità poteva durare fino a 48 mesi, ma in situazioni particolari la stessa mobilità poteva accompagnare il lavoratore alla pensione, come al Sud dove essa poteva durare fino a un massimo di sette anni. Mentre il nuovo ammortizzatore sociale denominato Naspi spetta ai lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro, hanno un minimo di 13 settimane di contributi versati nei quattro anni precedenti al licenziamento e 30 giorni di lavoro effettivo durante l’anno della perdita del lavoro.

L’importo della Naspi è pari a 75% dell’imponibile medio ottenuto dal lavoratore negli ultimi 4 anni e dopo il quarto mese di utilizzo subirà un taglio del 3% per ogni mese. La durata della Naspi è variabile fino a un massimo di 24 mesi e si riferisce alla metà delle settimane di contributi che il lavoratore ha versato nel corso dei quattro anni precedenti. Perciò ci troviamo difronte a una forma tutela che garantisce di meno il lavoratore rispetto alla vecchia mobilità.

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Sul web alcuni lavoratori in mobilità hanno dato vita al gruppo “Mobilitati d’Italia Prossimi Esodati Post Fornero” che intendono tutelare gli interessi dei lavoratori licenziati dalle imprese private e penalizzate dalla fine dell’istituto della mobilità. In un post pubblicato sulla loro pagina che riprende i dati del Report Attuariale dell’Inps di novembre 2016 con dati aggiornati a ottobre 2016, sono 750.175 i lavoratori mobilitati che nel quadriennio 2016-2019 rimarranno senza salario, pensione o indennità di mobilità. Per i lavoratori mobilitati nel 2012 e nel 2013 si chiede che:             > a partire dal 2017 venga prolungata la mobilità, con i relativi contributi figurativi fino all’approvazione della flessibilità in uscita con Ape Social, con un’età anagrafica di 63 anni;
>interventi da parte del Governo per consentirgli di poter accedere ai prestiti bancari tramite l’approvazione di un apposito fondo, prestiti che saranno restituiti con l’erogazione della pensione;
> la sospensione del pagamento della cartella esattoriale emessa dall’Agenzia delle Entrate per differenza del ricalcolo dell’aliquota media degli ultimi 5 anni di lavoro relativa alla tassazione del Tfr.

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