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Pensioni 2017 news: Ape sociale e Quota 41 per i disoccupati licenziati, ecco cosa sapere

Pensioni 2017 news: Ape sociale e Quota 41 per i disoccupati licenziati

Le due misure più importanti della riforma delle pensioni approvata con la legge di Bilancio 2017, l’Ape sociale e la Quota 41, nonostante le richiesta da parte dei sindacati di estenderle a molti più lavoratori, dovrebbero avere come destinatari i disoccupati, ma solamente se la disoccupazione è la conseguenza di un licenziamento o di dimissioni con giusta causa. Queste sarebbero le condizioni per accedere alle due misure che dovrebbero essere oggetto dei decreti attuativi attesi in questi giorni. I lavoratori interessati, a partire dal 1° maggio 2017 potranno beneficiare dell’Ape social se avranno compiuto 63 anni di età e maturato almeno 30 anni di versamenti contributivi, oppure se più vantaggioso, lasciare il posto di lavoro con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, se hanno svolto 12 mesi di lavoro effettivo prima del compimento dei 19 anni di età. Tutte e due le misure potranno essere usufruibili nell’ambito delle fondi stanziate ogni anno, nessuna delle misure comporta penalizzazioni sull’assegno pensionistico.

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Tuttavia i confini delle due agevolazioni risultano essere molto ristretti, i lavoratori che potranno usufruire dell’Ape sociale sono:
I disoccupati che non percepiscono più da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione. La situazione di disoccupazione deve essersi verificata in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. L’agevolazione quindi sarà condizionata alla perdita di un lavoro subordinato solo per licenziamento e non per altre cause. Dal beneficio, perciò, dovrebbero rimanere esclusi i lavoratori autonomi, i collaboratori che abbiano concluso l’attività lavorativa o abbiano concluso la collaborazione coordinata e i lavoratori dipendenti il cui contratto sia terminato per altre cause rispetto a quelle appena dette, come ad esempio i disoccupati a causa di una risoluzione volontaria del contratto di lavoro subordinato o anche, come accade spesso, per scadenza naturale. Almeno questi ultimi la parte sindacale ha provato a farli inserire nella platea beneficiaria dell’Ape, ma con scarsi risultati.

Pensioni 2017 news: Ape sociale e Quota 41 e le differenze e le affinità

Le due misure presentano delle differenze strutturali di notevole importanza. L’Ape sociale deve essere considerato come un trattamento di natura assistenziale, commisurata al valore della pensione maturata al momento dell’istanza per accedervi. L’agevolazione, che accompagnerà il lavoratore fino alla maturazione del primo diritto utile alla pensione, anticipata o di vecchiaia, è interamente a carico dello Stato, ma entro una soglia economica massima di 1.500 euro al mese lordi, circa 1.50 euro netti circa mensili. Il trattamento verrà erogato per 12 mensilità ogni anno e sarà sperimentale fino al 31 dicembre 2018. Dopo il raggiungimento dell’età per la pensione, il lavoratore potrà diventare titolare della pensione sulla base delle normali condizioni senza penalità sull’assegno mensile. La misura prevista per i lavoratori precoci ha la caratteristica di prevedere un’’anzianità contributiva inferiore di 10 mesi per le donne e ad un anno e 10 mesi per gli uomini per accedere alla pensione anticipata a partire dal 1° maggio 2017. L’agevolazione per i precoci, però, avrà natura strutturale, quindi proseguirà oltre il 2018. Entrambe le misure sono condizionale dai vincoli di bilancio, ciò significherà che nel caso in cui le domande di accesso siano numericamente superiori a quelle programmate in base alle risorse stanziate, slitterà la prima data di erogazione della pensione.

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