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Pensioni 2017 news: Opzione Donna, le lavoratrici chiedono un decreto legislativo per la proroga [INTERVISTA]

La riforma delle pensioni può prescindere da una misura previdenziale che riconosca il ruolo sociale delle donne? Abbiamo intervistato in merito Teresa Ginetta Caiazzo e Lucia Rispoli, amministratrici del gruppo Facebook “Movimento Opzione Donna” che raccoglie migliaia di donne che insieme ad altri gruppi si stanno battendo per ottenere la proroga del regime di Opzione Donna. Le lavoratrici precisano che la misura è pronta occorrerebbe solo la volontà politica, come del resto è avvenuto per altre categorie di lavoratori

In questi giorni si parla di debito delle politiche sociali e previdenziali nei confronti delle donne, sembra un riconoscimento alle richieste che da sempre portate avanti voi che vi battete per la proroga di Opzione Donna

Questo debito è evidente, purtroppo, oggi più di ieri. Paradossalmente, in un recente passato, le politiche previdenziali sono state più favorevoli alle donne. Si dava per scontato il riconoscimento di un carico di lavoro maggiore delle donne rispetto agli uomini e questo si esprimeva, con misure previdenziali più serie, giuste ed adeguate, nel dare alle donne la possibilità di un anticipo pensionistico. Gli ultimi governi hanno azzerato brutalmente tutto ciò penalizzando oltremodo le donne, e con il bilancio 2017, decretando finanche la “conclusione” di OD, sono andati addirittura oltre la legge Fornero.
L’opinione pubblica è cosciente di questo odioso svantaggio delle Donne, ma il problema è che i politici al governo non se ne fanno interpreti. O meglio cercano di farlo “al ribasso”, togliendo dignità al ruolo sociale delle donne, sminuendo i loro diritti e svalutando i loro reali bisogni. E’ inaccettabile che si possa pensare, in alternativa alla legge Fornero, soltanto ad un’eventuale e ridottissima possibilità di anticipo pensionistico per le donne basato sul riconoscimento “dei lavori di cura”! Questo è l’unico topolino partorito ad oggi dalla montagna-governo. E’ assurdo che si continui ad insistere solo su questa soluzione di tipo assistenzialistico-risarcitorio, rivolto ad una platea molto ristretta, che considera un aspetto minimo del ruolo sociale e del lavoro “non riconosciuto” svolto dalle donne nell’arco della loro intera vita. Viene imposta in tal modo a migliaia e migliaia di donne un’unica insoddisfacente, ridicola risposta. Ciò, oltre ad essere ghettizzante, è offensivo per tutte le Donne.
Com’è noto, le ricerche effettuate in tema di “conciliazione tra tempi di cura e di lavoro in alcuni Paesi europei” dimostrano che le strategie di conciliazione tra tempi di vita e orari lavorativi non sono solo una conseguenza delle politiche pubbliche attivate, ma derivano anche da norme e convenzioni storicamente e culturalmente consolidatesi, in modo particolare in relazione ai ruoli di genere e al livello di cultura “familista” presente . In senso generale, l’attività di cura del nucleo familiare è svolta dalla donna, quale coniuge più debole. Ella vi provvede spesso a costo di definitive rinunce. Si delinea così un’ effettiva situazione di “non parità” nella realtà sociale rispetto alla sostanziale parità di posizioni dichiarata: i dati nazionali raffrontati a quelli europei dimostrano che in Italia il lavoro di cura di figli e anziani è ancora quasi esclusivamente a carico delle donne e impedisce di avere un lavoro o una carriera alla pari dei loro mariti o compagni. Il nostro Paese continua ad essere tra gli ultimi posti in Europa per l’occupazione femminile, con riflessi negativi sull’economia, sul drammatico fenomeno della natalità e sui redditi delle donne e sui loro assegni pensionistici”.

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Il regime sperimentale di Opzione Donna è stato bloccato dall’ultima legge di Bilancio, è tutto imposto da legislazioni sovra ordinate, si dice per mancanza di risorse economiche, davvero la politica non può fare nulla?

“Opzione Donna è stata volutamente lasciata all’attuale arbitrio della “politica”. In altri casi si è derogato con l’intervento dei soli ministeri, con velocità e volontà ferrea. Vedi il caso dei giornalisti. le  Non vuole fare nulla per avvantaggiare la finanza pubblica, non vuole fare nulla per i giovani. Opzione Donna è una misura già pronta, occorre solo un decreto legislativo che ne proponga la prosecuzione. Oltre a rispondere efficacemente al problema pensionistico femminile, essa porta indiscutibili vantaggi economici per lo Stato, con guadagni crescenti nell’ordine delle decine di miliardi nel breve lungo periodo, e favorisce il turn over generazionale. Questi vantaggi vengono sistematicamente taciuti. Per questo ci chiediamo “Cui Prodest” ? Sono stati capaci di ideare ex novo e varare in breve tempo altre iniziative sperimentali rivolte a platee ristrette che nulla hanno a che vedere con una vera misura previdenziale. A tal fine sono riusciti a costituire appositi Fondi cedendo i crediti alle banche. In questo caso i soldi si sono improvvisamente materializzati”.

Persino la riforma delle pensioni firmata da Elsa Fornero aveva risparmiato il regime speciale di Opzione Donna, l’austerità imposta al sistema previdenziale non è bastata?

Questo resta un mistero anche per tutte noi, qualcosa di inspiegabile…”.

Cosa chiedete al governo del premier Paolo Gentiloni?

“Al Premier Gentiloni chiediamo ancora una volta la giusta e necessaria attenzione, chiediamo coscienza, obiettività, giustizia. Gli chiediamo di farsi interprete delle nostre istanze, di infrangere il muro di inscalfibile indifferenza costruito da questo governo contro Opzione Donna, di non voltare la testa altrove, di abbandonare atteggiamenti pilateschi e di rispondere finalmente ad un “bisogno” di migliaia e migliaia di donne procedendo speditamente al varo della Proroga di Opzione Donna”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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