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Pensioni 2017 news: part-time agevolato verso il flop? Giuliano Poletti parla di nuove misure

La possibilità di usufruire del part-time agevolato per i lavoratori prossimi alla pensione non ha trovato il loro apprezzamento e la misura che è usufruibile dal 2 giugno 2016 si preannuncia come un clamoroso flop. Il decreto che disciplina il part-time agevolato prevede e l’accordo tra lavoratore e impresa che consente ai lavoratori del settore privato che si trovano a non oltre i tre anni dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e con almeno 20 anni di contributi versati di concordare col datore di lavoro di passare dal regime a tempo pieno a un orario parziale, ovvero dal 40 al 60% di quello normale, continuando a percepire però una retribuzione pari a circa i due terzi di quella ordinaria. L’orario quindi si dimezzerebbe, ma la paga no, in quanto il lavoratore percepirebbe in busta paga i contributi sulla parte dell’orario ridotta che altrimenti il datore di lavoro avrebbe dovuto versare nelle casse dell’Inps. In questo modo il lavoratore con un orario ridotto del 50% avrebbe una retribuzione non dimezzata, ma pari a circa il 70%. Di fatto, però, fin dall’inizio, la misura ha escluso le donne dalla possibilità di beneficiarne, dato che lo strumento può essere utilizzato dai nati prima del maggio 1952 e le donne che rientrano in questa condizione sono per la maggior parte uscite dal lavoro entro il 2016.

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Ma su una platea di 389mila lavoratori potenzialmente interessati alla part-time in uscita le domande finora presentate sono appena qualche centinaio, meno dell’1%. Di questo vero e proprio fallimento ne sta prendendo atto anche il ministro Giuliano Poletti che ha dichiarato: “Il part time non ha funzionato. Bisognerà ricorrere a strumenti diversi. Quando siamo partiti non c’era ancora il progetto per la flessibilità in uscita delle pensioni: poiché le due platee coinvolte sono sostanzialmente le stesse è chiaro che la scelta è stata condizionata”.

Anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri si era mostrato scettico su una logica di “interventi estemporanei e parziali”. Alla fine il Governo si è trovato difronte a un insuccesso come quello dell’anno precedente sul Trattamento di fine rapporto versato direttamente in busta paga che ha interessato solamente l’1% dei lavoratori.

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