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Pensioni 2017 news: pensioni di garanzia e vitalizi, Tito Boeri critico “Chi pagherà?”

Pensioni 2017 news: pensioni di garanzia e vitalizi, Tito Boeri, nella Fase 2 non si parla dei problemi dei giovani

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, esprime tutte le sue perplessità a proposito del tavolo tecnico tra Governo e sindacati sulla cosiddetta Fase 2 della riforma delle pensioni: “Dalle prime battute non si sta parlando dei problemi dei giovani”. Il numero uno dell’Inps ha sottolineato che anche quando si parla dei giovani non lo si fa facendo il loro interessi, le critiche del professore sono dirette in particolare modo all’idea di una pensione minima di garanzia per coprire i contributi mancanti, per via delle carriere lavorative discontinue: “Chi pagherà  quei minimi pensionistici? I figli dei nostri figli?“.

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Boeri ha anche aggiunto: “L’articolo 18 ha frenato l’occupazione, soprattutto quella giovanile; con il Jobs Act e il contratto a tutele crescenti, che non lo prevede, sono stati tre milioni i contratti stabili”. Così questo presidente dell’Inps ha risposto alla Cgil che, durante le scorse ore, ha parlato ancora di impegno per il ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti illegittimi. Secondo Boeri: “Con la riforma del Jobs Act e i contratti a tutele crescenti sono stati tre milioni i contratti a tempo indeterminato e tutto questo va nella direzione giusta. L’articolo 18, invece, è stato un fortissimo dissuasore alle assunzioni stabili. Una autentica barriera“. Il presidente dell’Inps ha continuato ricordando: “Dal 2015 abbiamo avuto più assunzioni a tempo indeterminato con contratti che duravano di più nel tempo rispetto a quelli protetti. I contratti a tutele crescenti, inoltre, hanno incentivato anche la formazione dei lavoratori che è la vera garanzia contro eventuali licenziamenti visto che i datori di lavoro spendono per preparare i lavoratori“, poi ha ammonito: “Attenti a non continuare a cambiare le regole“.

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Infine il presidente dell’Inps ha fatto un riepilogo dei dati sulla disoccupazione giovanile aumentata del 50% dal 2010 al 2011, mentre gli stipendi di ingresso si sono ridotti del 20%. In considerazione di queste condizioni nati negli anno ’80 non potranno accedere alla pensione prima dei settant’anni di età. Le nuove generazioni sono costrette a lasciare l’Italia e sono circa 100mila quelli che scelgono ogni anno di risiedere all’estero. Dunque il presidente dell’Inps ha sostenuto che un mezzo potente per favorire l’occupazione consiste nella decontribuzione: “Con la fiscalizzazione dei contributi sociali per i giovani saranno gli attuali pensionati e lavoratori, la generazione che ha beneficiato di un trattamento pensionistico vantaggioso a favorire l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani. Risorse importanti si possono recuperare con interventi sulle pensioni oltre i 5 mila euro, nonché ricalcolando col sistema contributivo i vitalizi. Bisogna cambiare le aspettative dei giovani con interventi strutturali a loro vantaggio, non con interventi temporanei”.

 

 

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