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Pensioni 2017 news: Quota 41, precoci e fase due della riforma, lettera a Giuliano Poletti

I lavoratori precoci a gran voce continuano a chiedere la possibilità del pensionamento con 41 anni di contributi senza limitazioni anagrafiche. La pensione anticipata con la Quota 41, riconosciuta solo parzialmente a una parte di loro e a determinate condizioni, ha lasciato la gran parte dei precoci insoddisfatti. Coloro che non potranno andare in pensione con la Quota 41 dovranno restare al lavoro fino all’acquisizione del requisito di 42 anni e 10 mesi di contribuzione versata. I lavoratori precoci avvertono di avere subito l’ennesima ingiustizia dopo la penalizzazione avuta con la legge Fornero.

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Sulla pagina Facebook del gruppo “Lavoratori a tutela dei loro diritti” continuano gli appelli e gli scritti a sosetgno della Quota 41 per tutti. Uno dei lavoratori precoci, Andrea Detto Il Toscano, prendendo spunto dall’incontro che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha avuto a Prato con due lavoratori precoci, in cui ha assicurato che con la fase due sarebbero arrivate novità per la categoria, ha scritto una lettera aperta indirizzata oltre che al ministro del Welfare, per conoscenza, anche a Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, e a Tito Boeri, presidente dell’Inps.

Andrea Detto Il Toscano, ipotizzando che la novità annunciata da Poletti riguardi il meccanismo automatico dell’agganciamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, ha scritto: “Sabato scorso lei si è incontrato a Prato con due rappresentanti dei lavoratori precoci, assicurando che il problema della pensione con 41 anni di contributi era nelle sue corde e che con la fase due sarebbero arrivate altre novità. Suppongo si tratti dell’aspettativa di vita. Questo scandaloso artificio per cui l’età pensionabile si allontana ancora, mentre l’effettiva aspettativa di vita sta invece diminuendo. Questo poiché sempre meno persone possono curare la loro salute come dovrebbero e perché il logoramento, dopo 40 anni è normale che ci sia, infatti ce lo sentiamo sulle spalle tutti i giorni”. I lavoratori precoci, dunque, contano che le loro richieste vengano ascoltate nella cosiddetta fase due della riforma previdenziale. Il lavoratore conclude la lettera avvertendo che tutti i precoci sono intenzionati a continuare la loro battaglia: “Torneremo a Roma e ci faremo sentire”.

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