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Pensioni 2018 quota 100, via prima dal lavoro ma con 300 euro in meno: i dettagli

Cosa sappiamo sulla quota 100 per quanto concerne la Riforma Pensioni 2018 proposta dal Governo Conte? Come abbiamo già evidenziato più volte, si tratta della possibilità di uscire dal lavoro quando la somma degli anni di contributi versati e l’età anagrafica dà un risultato pari a 100 anni. Questo vuol dire che se si hanno 20 anni di contributi si andrà in pensione a 80? Assolutamente no. La Pensione Quota 100, infatti, non andrebbe a sostituire la pensione di “vecchiaia”. Si ritornerebbe, in somma, al periodo precedente alla Riforma Fornero. A oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto. Ma anche se si andrebbe in pensione prima lo si farebbe con meno soldi. Ecco i dettagli emersi nelle ultime ore.

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Pensioni 2018 quota 100: quanto si guadagnerebbe?

L’uscita dal lavoro a 64 anni, dunque con la Quota 100, potrebbe comportare un taglio dell’assegno di almeno l’8% secondo una prima stima. Calcolando questa riduzione su un lavoratore che lascia il lavoro con uno stipendio mensile di 1200 euro, con le regole attuali andrebbe in pensione a 67 anni con un assegno di 900 euro al mese; con la quota 100 lascerebbe a 64 anni con 828 euro di assegno, pari a quasi una mensilità in meno ogni anno. Come già spiegato ieri in questo articolo, la novità di questi giorni è un decreto legge pubblicato nella Gazzetta ufficiale venerdì, ma approvato il 15 maggio scorso, quando il governo Conte non era ancora in carica e Luigi Di Maio non era ministro del Lavoro. La legge ha fissato un nuovo adeguamento che comporterà un taglio medio dell’1,2% per chi andrà in pensione nel 2019. L’adeguamento vale solo per le pensioni calcolate con il metodo contributivo.

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Pensioni 2018 quota 41: cosa è?

Età minima che potrebbe scomparire con l’alternativa della “quota 41”, ossia con 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età e a non più di due o tre anni di contributi figurativi (quelli accreditati su domanda del lavoratore o automaticamente in periodi, tassativamente individuati dalla legge, in cui ci sia stata un’interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa, ma per i quali viene comunque garantita la copertura contributiva; la cassa integrazione ad esempio).esodati senza pensione

Riforma Pensioni 2018, il pensiero di Alberto Brambilla

Alberto Brambilla, esperto di previdenza e già sottosegretario al Welfare nei governi Berlusconi tra 2001 e 2005, nonché uno degli autori del programma elettorale di Matteo Salvini. Ad Agorà, su RaiTre, ha spiegato come: “Consentire di uscire a 64 anni significa di fatto annullare lo scalone Fornero che ha portato l’età a 67 anni dal 2019. Ma guai a pensare che con quota 100 risolviamo ogni problema.”

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