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Pensioni 2019 ultime novità: frenata nei primi mesi, le ultimissime

Pensioni in frenata nei primi 9 mesi del 2018: è l’effetto dell’aumento del requisito dell’età previsto per le donne scattato nel corso dell’anno a 66 anni e 7 mesi. Così tra gennaio e settembre sono state liquidate 349.621 pensioni rispetto alle 454.534 calcolate nel 2017. Il calo più evidente quello tra i dipendenti pubblici per i quali le pensioni liquidate nei primi 9 mesi dell’anno passano dalle 239.897 del 2017 a 197.608. E’ quanto registra l’Inps, nel suo monitoraggio dei flussi di pensionamento. La flessione maggiore, sempre per i dipendenti, si è registrata ovviamente per le pensioni di vecchiaia praticamente dimezzate e passate da 44.813 dei primi 9 mesi 2017 a 28.842 del 2018 ma un calo è stato registrato anche per quelle di anzianità, da 73.434 a 66.137, invalidità da 25mila a 20.906 e superstiti da 96.450 a 81.723. E sempre tra i lavoratori pubblici, annota ancora l’Inps, sono oltre 96mila i pensionati sotto i 1.000 euro rispetto ai 129mila dello stesso periodo del 2017. Sono in 33.466 invece i lavoratori che hanno percepito fino a 1.500 euro ; 27.032 quelli tra 1.500 e 2.000. Sono poco più di 25mila quelli che percepiscono invece una pensione tra i 2.000 e 3.000 euro mentre ammontano a circa 14.574 gli assegni da 3.000 euro in su.

Pensioni 2019 quota 100: tutte le ultime novità per i costi allo Stato

Le stime fornite da Tabula riguardano anche un altro aspetto. Come detto, si prende in considerazione anche l’impatto di quota 100 sulle casse dello Stato. Per un operaio che decide di anticipare la pensione, per esempio, di tre anni, la spesa statale è di quasi 70mila euro. Se l’anticipo è di cinque anni e tre mesi, invece, si arriva a un costo di 100mila euro. Con un solo anno e tre mesi di anticipo si scende a circa 32mila euro. Stefano Patriarca spiega che “la manovra consente il pensionamento da 62 anni con 38 di contribuzione, e cioè a un’età e con un livello di versamenti che rende la pensione superiore a quanto motivato dai contributi”. Difatti, secondo i dati di Tabula, l’equilibrio tra pensione e contributi versati si raggiunge – nel caso di chi ha più di 41 anni di contributi – se si va in pensione a 65-66 anni. E non a 62 o, ancora peggio, a un’età inferiore come prevede quota 41.

Pensioni 2019 quota 100: importo più basso

È ovvio quindi che anticipando il pensionamento si perdono 5 anni di contribuzione potenziale, utili per percepire un assegno di pensione più elevato. Nel dettaglio, secondo quanto rilevato da Boeri, andando in pensione con Quota 100 si prende una pensione di circa il 21% più bassa di quella che si sarebbe maturata continuando a lavorare per altri 5 anni per poi accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età. Chi decide di accedere a Quota 100, quindi, deve essere consapevole che pur non subendo alcuna penalizzazione sull’assegno previdenziale percepirà una pensione più bassa rispetto a quella che avrebbe ottenuto se non ne avesse beneficiato.

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