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Pensioni Parlamentari 2017: come funziona? La proposta del Movimento 5 Stelle

Pensioni Parlamentari 2017: la proposta del Movimento 5  Stelle

Il Movimento 5 Stelle ‘scende in piazza’ contro le Pensioni d’oro dei Parlamentari. Nella giornata di oggi, come riportato dal Blog di Beppe Grillo, Luigi Di Maio proporrà a Laura Boldrini e Piero Grasso di mettere all’ordine del giorno una modifica delle pensioni Parlamentario 2017.

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Pensioni Parlamentari 2017: l’attacco del Movimento 5 Stelle

Come si legge sul Blog di Beppe Grillo, infatti, il Movimento 5 Stelle vuole ‘pensioni uguali per tutti’. Ecco la proposta del Movimento della Casaleggio e Associati.

  • Un parlamentare che lavora 4 anni e 6 mesi, a 65 anni prende 900 euro di pensione. Un comune cittadino ma manco per sogno.
  • Un parlamentare che lavora 10 anni va in pensione a 60 anni con oltre 1.200 euro di pensione. Una persona normale ma quando mai.
  • Un parlamentare va in pensione a 65 anni, punto. Se un comune mortale vuole andare in pensione invece deve aver maturato un minimo di contributi.

“Eliminiamo questa ingiusta disparità di trattamento pagata dagli stessi cittadini che forse la pensione non la vedranno mai! Questa è la finalità della proposta di delibera che il MoVimento 5 stelle ha presentato all’Ufficio di Presidenza di Camera e Senato e che verrà illustrata in conferenza stampa dai portavoce del Movimento 5 Stelle Laura Bottici, Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro.”

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Pensioni Parlamentari 2017: il vitalizio e i dubbi costituzionali

Ma come funzionano le Pensioni Parlamentari 2017? Ecco tutto quello che c’è da sapere prendendo in esame il ‘delicato’ tema del vitalizio parlamentare. L’erogazione di un trattamento economico vitalizio, alla cessazione della carica e comunque al superamento di una soglia di età anagrafica, è un istituto che nell’ordinamento italiano è riservato ai deputati, ai senatori e ai consiglieri regionali.

Gli emolumenti per i parlamentari, previsti dall’articolo 69 della Costituzione italiana, si limitano all’indennità ed alla diaria, ed attengono esclusivamente ai titolari in carica. La disciplina interna alle Camere ha arricchito tali emolumenti, sia integrando i requisiti di legge sia aggiungendovi una più vasta serie di competenze, che sono destinate ai parlamentari cessati dalla carica. Al contrario, per i consiglieri regionali la disciplina di norma riposa su apposite leggi regionali.

Fino al 2012 questi emolumenti erano inquadrati sotto forma di accensione di una rendita vitalizia (o vitalizio propriamente detto), parzialmente alimentata da un prelievo sull’indennità del periodo di esercizio della carica; per essere erogata, occorreva superare una soglia di età che, a partire dalle modifiche a firma Marini e Bertinotti, è stata progressivamente elevata.

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Pensioni Parlamentari 2017: le modifiche di Fini e Schifani

Il problema ha assunto dimensioni diverse dopo l’intervento normativo avvenuto nel 2012 a firme Fini e Schifani:

  • per i vitalizi in essere, si è introdotto il metodo di calcolo contributivo. In questa occasione il Regolamento per gli assegni vitalizi delle due Camere è stato abrogato ex nunc e, per i parlamentari in carica alla data del 1º gennaio 2012, si è applicato un sistema pro rata: la loro pensione risulta dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato, al 31 dicembre 2011, e della quota di pensione riferita agli anni di mandato parlamentare esercitato dal 2012 in poi.
  • per i parlamentari in carica nel 2012, il diritto al trattamento pensionistico, da quell’anno, si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo: l’ex parlamentare ha infatti diritto a ricevere la pensione a condizione di avere svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e di aver compiuto 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni;
  • per gli eletti per la prima volta nel 2013, il trattamento previdenziale viene esclusivamente inquadrato nella figura giuridica della pensione del parlamentare, tanto è vero che è regolato da appositi Regolamenti delle pensioni dei senatori e dei deputati, approvati dai rispettivi uffici di Presidenza il 31 gennaio 2012. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha in proposito dichiarato: “I vitalizi li abbiamo già aboliti”.
  • Ambedue gli emolumenti (vitalizi pre-2012 e pensioni post-2012), comunque, sono assoggettati al contributo di solidarietà introdotto dal governo Letta, anche se le richieste per un’ulteriore tassazione (o addirittura salary cap) tendono a circoscriverne gli effetti in modo da non coinvolgere la generalità dei pensionati.

Pensioni Parlamentari 2017: la decisione della Corte Costituzionale a sezioni unite

Ancora irrisolto, il carattere previdenziale o meno del vitalizio inciderebbe sulla soluzione del problema del se e come sia possibile comprimerne l’ammontare. In realtà ambedue le configurazioni conducono alla risposta affermativa, visto che, come tutte le prestazioni degli enti pubblici, esse sono soggette a norme di diritto pubblico.

Il modo in cui però queste norme si relazionano con il diritto privato (con l’assunzione tra le parti di obblighi contrattuali) muta, a seconda delle due configurazioni, e quindi si addiviene alla compressione con percorsi diversi.

La Corte di cassazione a sezioni unite ha definitivamente sbaragliato la tesi della natura di pensione del vitalizio, affermando che “va esclusa la natura pensionistica dell’assegno in questione, avendo esso una diversità di finalità e di regime rispetto alle pensioni”, sia pur in presenza di caratteristiche della prestazione lato sensu previdenziali.

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