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Perché è impossibile fare la guerra al terrorismo internazionale

Era il 1992 quando alla Statale di Milano il compianto Prof. Carlo Maria Santoro, il massimo studioso di geopolitica che l’Italia abbia espresso negli ultimi 70 anni, evocava scenari funesti dopo il rapido tramonto dell’era bipolare e l’altrettanto veloce deteriorarsi dell’allora neonato mondo multipolare. Allora, noi giovani studenti di scienze politiche lo ascoltavamo scettici, ma nei più attenti già scattava la curiosità di meglio indagare le conseguenze della fine della deterrenza, quella paura del conflitto nucleare che costringeva il mondo, volente o nolente, a limitare i conflitti.

Conflitti che invece dalla prima Guerra del Golfo (1990) in poi si sono diffusi a macchia di leopardo, infestando il già critico scenario mediorientale, africano e indo-pakistano con le conseguenze che tutti oggi, purtroppo ben conosciamo. Perché usare la prima Guerra del Golfo come spartiacque tra due epoche? Perché fu la prima guerra mediatica. Certo differente dal concetto odierno di “mediatico”, ma chi non ricorda l’impatto che ebbero sull’opinione pubblica mondiale le dirette della CNN da Baghdad colpita dai Cruise americani?

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La prima Guerra del Golfo fu anche il conflitto che alimentò il nascente terrorismo islamista: Al Qaeda o comunque l’organizzazione terroristica sorta a seguito dell’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1980, muoveva i suoi primi passi proprio nel 1990, in concomitanza con la Guerra del Golfo, in Afghanistan e poi in Somalia, portando sul piano del conflitto (terroristico) il tema dello scontro di civiltà, già caro ai più lungimiranti studiosi di geopolitica.

E proprio Carlo Maria Santoro, portando per primo in Italia gli studi di Samuel Huntington sulla teoria dello scontro di civiltà, individuava nel ritorno della politica internazionale alla territorialità il tema centrale del XXI secolo. Certo, era difficile anticipare tutti gli aspetti dell’attuale scenario del terrore, soprattutto il connubio tra violenza tradizionale, quasi medievale, e la potenza della comunicazione nell’era del dominio della tecnologia. Gli studiosi come il professor Santoro oggi salterebbero sulla sedia nel constatare la disarmante debolezza comunicativa dei cosiddetti “grandi del mondo”, di fronte alla micidiale potenza mediatica degli assassinii dell’Isis e dei terroristi di matrice islamica, tanto arcaici nella forma quanto moderni nella rappresentazione.

Eppure, a leggere meglio tra gli atti dei convegni di quegli anni, già si intuiva il rapido declino della diplomazia tradizionale, anche quella “di guerra” e la necessità di rivedere al più presto strategie, tattiche, strumenti.

Guerra asimmetrica, si diceva, per dire guerra impossibile. La nuova forma orizzontale e tecnocratica del terrorismo che ha sconquassato il precario equilibrio del nascente mondo multipolare ha messo a nudo l’inutilità delle strategie e degli strumenti bellici classici. Vi immaginate la reazione agli attentati di ieri ai resort in Tunisia, con il classico schema della politica di potenza occidentale degli ultimi 50 anni? A che servirebbe l’invio e l’utilizzo di portaerei, sottomarini nucleari armati di missili cruise, caccia bombardieri se il bersaglio da colpire e “liquido” e disperso in mille rivoli di paesi deflagrati con la Tunisia, la Libia e l’Egitto? Il risultato dell’intervento occidentale in Libia nel 2011 è lì a dimostrare l’impossibilità di colpire con armi convenzionali obiettivi assolutamente non convenzionali.

Intanto, le immagini truculente dei cadaveri sulle spiagge tunisine entrano nelle televisioni di tutto il mondo. Questo rito barbaro e medievale è reso possibile, paradossalmente, dalle più avanzate tecnologie di comunicazione mai esistite: smartphone che permettono di caricare e diffondere video ed immagini in tempo reale, banda larga disponibile ed accessibile anche da luoghi impensabili fino a qualche anno fa. Quello stesse tecnologie che, applicate al settore militare, dovrebbero permettere di ridefinire completamente strumenti e tecniche di combattimento e prima ancora di deterrenza. Ma questo, purtroppo, è ancora ben lontano dal realizzarsi ed ecco perché oggi siamo certi di poter affermare che la guerra ai nuovi terrorismi per il momento sia davvero impossibile, con buona pace di chi, in questo momento nelle cancellerie occidentali sta pensando ad un nuovo intervento.

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