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Perché la Mostra del Cinema di Venezia ti fa sentire solo

Lunedì UrbanPost mi ha mandato alla Mostra del Cinema di Venezia. Ho preso il treno abbastanza presto. Avevo freddo, sonno e una bambina inglese che testava la resistenza del vetro dei finestrini ai suoi acuti proprio accanto a me. E siccome c’era comunque il rischio che partissi di buon umore ha anche iniziato a piovere.

La Mostra è molto più piccola di quanto sembri da un normale servizio del tg (infatti dicono che la tv ingrassa). Però è popolata già a metà mattina da un gran numero di persone. E la sceneggiatura di cui sono protagonisti i personaggi della Mostra è molto più interessante di quella di parecchi film in concorso (anche se non di tutti).

La prima cosa che si nota è che Ciak è una rivista in gran voga tra i cinefili. In coda per entrare in sala ce l’hanno quasi tutti. Quindi non pensare di poter attaccare bottone con qualcuno in fila per l’ingresso, perché o stanno leggendo Ciak oppure parlano con qualcuno al telefono. Probabilmente un redattore di Ciak.

Non poter comunicare con i tuoi compagni di coda ti dà la prima botta di solitudine.

Avevo un accredito stampa e so che l’unica cosa che divide gli accreditati e chi non lo è la fila in cui incolonnarsi per l’ingresso. Però speravo che tra addetti ci fosse un’atmosfera da gentiluomini. Alla fine se sono tutti lettori di Ciak si capiranno, no? Invece quando diventa chiaro che i posti in sala stanno per finire gli accreditati entrano in modalità buffet e iniziano a spingere con i gomiti alti. È un peccato perché alla fine si guastano i rapporti con persone con cui avresti volentieri discusso di un articolo di Ciak.

Ho visto un paio di film. La prima volta mi sono messo vicino a dei giornalisti. La seconda ho cercato qualcuno del pubblico. Volevo capire quanto un normale appassionato di cinema sia meno preparato di un addetto ai lavori. Ecco le parole che più ricorrevano nelle conversazioni tra giornalisti:

  • gigantesco
  • enorme
  • incredibile
  • deprimente
  • inguardabile
  • debolissimo
  • GENIO!

 

Ai giornalisti piace esagerare, gonfiare un po’. Io mi sentivo sempre più solo perché a me i film sembravano al massimo carini, bruttini, divertenti, decenti. Ma forse se mi abbonassi a Ciak avrei una sensibilità più sensibile.

Il pubblico invece mi ha sorpreso. Immaginavo persone mediocri come me. Gente che magari un’idea su una pellicola riesce anche a farsela, ma non è del tutto sicura che sia un’impressione intelligente. Le parole che più ho sentito invece erano:

  • bellissimo
  • totale
  • schifo
  • bleah
  • cazzo, non ho spento il telefonino
  • a lavoro oggi mi sono data malata

 

Ero solo, solissimo. Tutti avevano idee più convinte delle mie. In più ero lì per lavoro, quindi non potevo neppure attaccare bottone dicendo: “Io invece mi sono inventato che è morta la mia ragazza.”

Dopo un paio di proiezioni sono andato al bar. C’erano parecchi fotografi e cineoperatori. Con loro forse avrei potuto parlare, ma erano di gran fretta perché stava uscendo qualche vip sul red carpet e dovevano esserci anche loro. Così siamo rimasti seduti solo io e una ragazza estremamente bella.

Credo facesse parte di un qualche ente perché aveva un pass al collo ma parlava al telefono di una festa da preparare, lo chef da chiamare, gli ingressi da restringere. Ho controllato che sul tavolo oltre al caffè non ci fosse anche una copia di Ciak e ho deciso che avrei parlato con lei. Doveva essere una di quelle figure abbastanza curiose che organizzano eventi attorno ai grandi eventi. Gente che vive del riflesso di manifestazioni molto più grosse e quindi può avere un punto di vista parecchio interessante sulla Mostra.

Però mentre aspettavo che chiudesse la telefonata lei si è alzata, ha pagato e uscendo mi è passata accanto. Ho sentito molto bene le parole che stava dicendo.

  • gigantesco
  • enorme
  • incredibile
  • GENIO!

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