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Perfetti Sconosciuti recensione, Genovese firma una commedia d’autore per il “David di Donatello”

Quando finisce “Perfetti Sconosciuti” vorresti fermare per un attimo le lancette dell’orologio e riportarle rapidamente indietro: c’è la voglia, il grande entusiasmo, di rivedere ancora, e ancora, la commedia italiana più riuscita degli ultimi tempi. Un bravo a Paolo Genovese che ce l’ha messa tutta per superare il leitmotiv tipico dello spot pubblicitario: il regista italiano ci sta lavorando ancora ma è sulla buona strada e “Perfetti Sconosciuti” non può che rappresentare la sua consacrazione. Alt, vi fermiamo un secondo. Sappiamo benissimo cosa stiate pensando: il film è stato proiettato nelle sale cinematografiche a febbraio e la recensione arriva giorno 1 aprile. Tranquilli, non si tratta di un pesce d’aprile ma, semplicemente, la voglia di presentarvi le pellicole in concorso ai prossimi “David Di Donatello” (guarda qui). E quindi, siamo costretti a dirvi la nostra su “Perfetti Sconosciuti”.

Anzitutto, dati i giusti meriti a Genovese più per la qualità della sceneggiatura che la caratura delle riprese (fin troppo basilari), dobbiamo anche menzionare un cast superlativo e capace di reggere la scena con le mille sfumature di un gruppo di amici: tre coppie e uno scapolo, un ex marito, un qualcosa di più o qualcosa di meno. Da Valerio Mastandrea a Marco Giallini, passando per una sontuosa Kasia Smutniak e un ottimo Giuseppe Battiston; senza dimenticare i bravi Edoardo Leo e Anna Foglietta. Siamo certi di una cosa: fosse stata una produzione targata Stati Uniti, di “Perfetti Sconosciuti” se ne starebbe ancora parlando. Ma perché ha avuto così fortuna questo film? Anzitutto, di indubbia qualità la scelta della trama: quante volte è capitato di essere a un tavolo con amici, sentire squillare il telefonino ed allontanarsi? Precisamente, e con “Perfetti Sconosciuti” il gioco riesce alla grande, dove finisce l’amicizia e iniziano i segreti? Beh, l’analista Eva vorrebbe provare a scoprirlo insieme ai suoi amici durante una lunga cena a casa sua: l’inizio della fine; l’amore giovanile, rappresentato da Edoardo Leo e Alba Rohrwacher, scoppia come una grande bolla di sapone. Magari dovete ancora vederlo e non aggiungiamo altro ma fidatevi di noi: altro che amicizia per il bravo Cosimo, tutt’altro.

Marco Giallini fa gli onori di casa ma il vero protagonista è Mastandrea con una prova super: comico e irriverente, a tratti drammatico e specchio dell’attuale società. Quando, per una serie di vicissitudini, sul suo cellulare appare il messaggio di “un caro amico”, a casa Giallini non si capisce più nulla: Anna Foglietta è sconvolta dall’avere un marito omosessuale, Leo per poco non impreca per aver condiviso una vita di amicizia con un omosessuale. “Ce lo dovevi dì” ripete più volte Cosimo, come se essere omosessuali potesse essere una malattia incurabile e, tra l’altro, trasmettibile al prossimo. In tutto questo, chi se la ride è Giuseppe Battiston nel ruolo dell’amico scapolo, alla ricerca di una fidanzata che, forse per ovvi motivi, non troverà mai: vorrebbe palesarsi ma ormai la frittata è fatta. In soldoni, “Perfetti Sconosciuti” è una pellicola leggera, da guardare a casa con gli amici e pensare: “E se capitasse a noi?” Tranquilli, dovete solo sperare ci sia Giallini a fare da arbitro e, forse, salvare il salvabile e continuare nel grande valzer di facciata.

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