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Pesca sportiva: facciamo chiarezza sulla tassa per la licenza 2019

Dopo alterne proposte e modifiche, la tassa sulla pesca sportiva non finalizzata al commercio è alla fine dei conti davvero diventata realtà. Se, infatti, fino a poco tempo fa questo aggravio fiscale sembrava solo un falso allarme e la pesca sportiva sembrava essere destinata a rimanere ancora per molto libera e gratuita, adesso è ormai certo che nella legge di Bilancio 2019, approvata dal Governo in carica e dalla Camera dei deputati e dal Senato, ci sia la famosa tassa sulla pesca sportiva.

Dunque, che cosa devono aspettarsi coloro i quali praticano la pesca sportiva a scopo ricreativo? Quando è entrata in vigore questa nuova legge? Vi sono indicazioni specifiche sulle attrezzature da pesca? E quali sono state le reazioni a questa nuova manovra legislativa? In questo articolo, si cercherà di spiegare passo passo tutto ciò che si deve sapere riguardo alla tassa sulla pesca sportiva della legge di bilancio 2019.

La legge di bilancio 2019

Il disegno della legge di Bilancio 2019 è stato presentato in Parlamento il 15 ottobre del 2018 per poi essere approvato entro la fine dell’anno. Il testo, in cui si dichiaravano e spiegavano manovre politiche importanti e delicate, contiene tutte le misure da adottare con le relative spese e coperture per raggiungere gli obiettivi enunciati nella nota di aggiornamento al DEF.

La legge è stata esaminata anche dall’Unione Europea, la quale entro il 30 Novembre 2018 ha avuto la facoltà di esprimere il proprio parere in merito. La nuova legge di bilancio è stata approvata in extremis e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2018 ed è entrata in vigore il 1 gennaio 2019.

La tassa per la licenza della pesca sportiva

L’introduzione della tassa della pesca sportiva in mare aperto è uno dei punti più importanti e fondamentali della nuova legge di bilancio 2019. Il motivo della sua introduzione è quello di poter accertare in questo modo l’effettivo numero dei pescatori sportivi e prevenire così il numero del pesce pescato.

Questa necessità era già sentita nei tempi passati in tutta Europa. A nulla è poi servito il censimento sulla pesca ricreativa in Italia che aveva proprio l’obiettivo di dare le risposte ai quesiti sopra detti.

La proposta dell’introduzione di una licenza di pesca in mare era già stata avanzata nel 2017 e prevedeva il rilascio di una licenza che tenesse conto di una serie di fattori, tra cui:

  • Il sistema di pesca adoperato dal soggetto in questione;
  • L’imbarcazione utilizzata;
  • La tipologia di quest’ultima.

In questo modo si poteva tenere sotto controllo con cifre attendibili la pesca sportiva a scopo non commerciale. Il costo della licenza dovrebbe aggirarsi intorno ai €100, ma potrebbe variare anche in base alle tipologie e alle caratteristiche della pesca ricreativa che il soggetto in questione vuole svolgere. Un ritardo o un’evasione nel pagamento potrebbe portare a una mora che si aggira intorno ai €50.

Parte dei soldi ottenuti dal pagamento di queste tasse, circa il 20%, saranno devoluti per il pagamento di indennizzi o contributi previdenziali per i professionisti del settore che praticano tale attività per sostentamento primario e che potrebbero andare incontro anche a momenti di lunga inattività a causa del maltempo. Il resto sarà invece percepito dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

L’Unione Europea, in merito alla manovra sulla pesca sportiva si esprime con un sollecito alla limitazione degli attrezzi individuali per praticare tale attività, alcuni dei quali (come i palangari e le nasse che sono molto pesanti e ingombranti) non sono ancora stati vietati in Italia.

Inoltre, tutti coloro i quali effettuano la pesca sportiva devono contrassegnare il pesce pescato con una marcatura, che consiste in un taglio netto alla base delle due pinne pettorali e del lobo inferiore della pinna caudale del pesce. La marcatura deve essere effettuata:

  • Dai soggetti che pescano in mare aperto sulle imbarcazioni prima dello sbarco;
  • Dai pescatori subacquei, la marcatura si effettuerà non appena essi raggiungeranno la riva;
  • Infine, da coloro i quali praticano pesca sportiva da terra, la marcatura deve essere effettuata subito dopo la cattura.

Non devono essere contrassegnati dalla marcatura solo i pesci che verranno rilasciati in mare al termine dell’attività di pesca ricreativa. Inoltre, è bene sottolineare però che la marcatura non deve essere effettuata su tutti i pesci, ma solo su alcune specie il cui elenco è fornito appositamente dall’allegato alla suddetta legge di bilancio.

Una multa da 1000 a 3000 euro è da comminare sia a pescatori professionisti sia a pescatori sportivo-ricreativi qualora si superino i limiti di prelievo, importo che viene raddoppiato nel caso in cui la specie pescata in abbondanza sia il tonno rosso o il pesce spada.

I giudizi sulla manovra

I giudizi sulla manovra che riguardano la pesca sportiva a scopo ricreativo e non commerciale sono molto ambivalenti, ma senza dubbio spiccano le critiche per una legge che non è stata realizzata con l’obiettivo primario di distinguere le attività professionali da quelle per l’appunto ricreative.

Infatti, sarebbe stato probabilmente più logico creare una licenza ad hoc per i pescatori sportivi e non unire questa categoria a quella professionale, in quanto praticano la pesca con uno scopo senza dubbio ben differente.

Quello che maggiormente ha fatto discutere i pescatori sportivo-ricreativi è il modo in cui verranno spesi i soldi derivati dalla tassa sulla pesca. Probabilmente, infatti, la spesa sarebbe stata una condizione più digeribile se tali importi fossero stati devoluti nel settore, nella tutela degli stock ittici o ancora nella tutela ambientale del mare, piuttosto che garantire un sostentamento per i soggetti che praticano la pesca per professione.

A tal proposito, il presidente della Fipsas ha annunciato come la federazione sia contraria all’obbligo della licenza onerosa, proprio perché i soldi ricavati non saranno spesi bene, ma andranno a tappare i buchi esistenti negli altri settori, in primo luogo quello dei pescatori professionisti che devono essere così finanziati.

Anche il presidente propone una serie di buoni utilizzi di questi fondi, tra i quali:

  • La salvaguardia del mare;
  • Il potenziamento dei controlli contro la pesca illegale;
  • Il ripopolamento di alcune specie ittiche;
  • La creazione di barriere artificiali.

Interessati all’argomento sono stati anche molti altri utenti che sui social sembrano non aver gradito la manovra, dichiarando apertamente che “il mare è di tutti”.

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