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Photofestival Brescia 2017: la mostra di Steve McCurry è un evento da non perdere assolutamente [FOTO]

In occasione dell’evento Brescia Photo Festival 2017, il museo di Santa Giulia a Brescia propone una mostra dedicata a  Steve McCurry. Anzitutto è doveroso spendere due parole sulla location scelta per questo evento, cioè il complesso museale di Santa Giulia.  Gli edifici sorgono lungo l’antico decumamo della Brixia romana, ed ospitano su una superficie di 12000 mq il Museo della Città, che al suo interno raggruppa più di 11000 reperti, alcuni dei quali di pregevole fattura, che partendo dall’epoca preistorica, abbracciano il periodo dell’occupazione dei Celti, dei Romani, dei Goti, dei Carolingi sino ai Longobardi.

Fu infatti re Desiderio, l’ultimo re Longobardo, a far costruire il monastero di Santa Giulia, ed il Manzoni nella tragedia “Adelchi” immagina che la principessa Ermengarda figlia di Desiderio e moglie ripudiata di Carlo Magno, muoia proprio in questo monastero, consumata dal dolore e dalla frustrazione per l’abbandono subìto. (atto IV “Sparsa le trecce morbide sull’affannoso petto”).

Fatta questa doverosa premessa, passiamo all’argomento che più ci interessa: la mostra di Steve McCurry. Questi non ha certo bisogno di lunghe presentazioni, in quanto è uno tra i più grandi ed affermati maestri della fotografia contemporanea. Alcune sue foto hanno fatto il giro del mondo, diventando delle vere e proprie icone. Una su tutte: lo scatto della ragazza afgana dagli occhi di un verde magnetico, pubblicata dal National Geographic nel 1985. Sharbat Gula è il nome della ragazza che McCurry ha rintracciato in un campo profughi in Pakistan 17 anni dopo quella famosa foto. McCurry ha anche realizzato il Calendario Pirelli edizione 2013 dove ha deciso di eliminare gli scatti di nudo, sostituendoli con degli scatti legati a tematiche sociali.

Ed oggi, nella meravigliosa cornice del Museo di Santa Giulia, Steve McCurry attraverso una selezione di circa 70 foto, vuole rendere omaggio alla lettura ed alla parola scritta. Gli scatti, vibranti e coloratissimi, ritraggono persone fotografate negli angoli più disparati del pianeta, tra una guerra ed una fonderia, in un negozio di scarpe o di barbiere, intente nell’atto “intimo” di leggere. Leggere per informarsi, per conoscere, per staccare dalla quotidianità. Leggere in solitudine o in compagnia, anche di un gatto o di un elefante.  Leggere per sognare, per volare verso mondi immaginari e magici.  Sì, perché la gente ripresa in questi scatti, a parte qualche rara eccezione, non è né ricca, né colta. 

Siamo infatti nelle strade di Cuba, nei bassi fondi di Calcutta, tra le macerie di Kabul e di Baghdad, nelle favelas brasiliane o nel quartiere nero di New Orleans.  Eppure si “sente”, si percepisce che, coloro che hanno in mano un giornale, una rivista o un libro, stanno assaporando questo infinito piacere di tenere tra le mani qualcosa di veramente prezioso, e ne sono letteralmente assorbiti.  Osservando in sequenza le fotografie, si coglie anche, che tutti i soggetti sono immersi in una sorta di Limbo: un grande senso di pace, di quiete, di silenzio e di tranquillo benessere li accomuna.  Perché ciò che leggiamo, in fondo, siamo noi.  Siamo ciò che noi vorremmo essere, nel lungo e tranquillo respiro delle nostre emozioni più profonde.

“Se sai aspettare – disse Steve McCurry – le  persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto.” e lui è stato pronto a coglierne l’attimo. La mostra chiude i battenti il 3 settembre: da non perdere.

 

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