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Piangi Milano il tuo dottore e Roma il tuo borgataro: l’ultima beffa di Jannacci e del Califfo

Jannacci e il Califfo, per entrambi si è trattato della cronaca di una fine annunciata, segnati da malattia, caduti come tessere di un domino a distanza ravvicinata; due artisti che, apparentemente, erano mondi opposti ma che, a ben guardare, nella sostanza non erano affatto dissimili.

Jannacci con quell’ironia surreale, la Musa Milano sempre nella sua opera, anticonformista vero e non per posa, giullare tragico trafitto da una melanconia perenne e fine musicista. Califano così contraddittorio, a tratti sbruffone a tratti tremante di paura per quella vecchiaia inaccettabile, ironia cinica e quella vena di follia mista a cronica tristezza che mai l’hanno abbandonato.

Due perseguitati dal genio e dai demoni, due amanti dell’aria di “casa propria”, Milano e Roma, due che non potevano certo andarsene in modo ordinario. Enzo ci lascia il Venerdì Santo, Il Califfo a poche ore dalla Pasqua, la burla tragicomica perfetta, sull’orlo della blasfemia e a braccetto con il sacrificio cristiano: in pochi potevano orchestrare così “perfettamente” questa doppia dipartita dal sapore di non-sense.

Come se fra poche ore, non spaventiamoci nel pensarlo, potessero risorgere pure loro insieme a Cristo…Ve li ricordate i due ladroni crocifissi di fianco a Gesù sul Monte Calvario? Niente mezze misure per Jannacci e Califano, ci sarebbero stati perfettamente.

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