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Piazza Fontana, 50 anni dalla strage: «Non dobbiamo dimenticare!»

Oggi, 12 dicembre 2019, sono 50 anni dalla strage di Piazza Fontana a Milano. Un evento che non va assolutamente dimenticato. A distanza di mezzo secolo c’è ancora chi incolpa le Brigate Rosse di questo terribile gesto. Non era così. E’ stata opera dei neofascisti, ma lo Stato ha impiegato tutte le sue forze per mascherare il fatto. La fitta rete di copertura dei veri responsabili fu resa possibile anche da un atteggiamento quasi generale dell’informazione, scritta e televisiva, ossequiente verso il potere, obbediente alle veline o alle conferenze-stampa fasulle, fin dalle prime ore. Pochi giornali si sono distinti da questa linea. A distanza di anni nonostante tutto c’è chi ancora vede i fatti in maniera diversa. Proprio per questo lo storico Miguel Gotor in un’intervista all’HuffingtonPost ha affermato “Sono importanti gli anniversari civili come questo. Del resto, la storia è una delle principali forme di educazione civica”.

piazza fontana 50 anni

Piazza Fontana: il ricordo

Era un venerdì pomeriggio quando all’improvviso  un lampo, un boato, vetri che si frantumano in migliaia di schegge micidiali. E poi l’onda d’urto dell’esplosione che travolge uomini e cose, riduce tutto in pezzi. Dodici dicembre 1969 salone centrale della la Banca nazionale dell’Agricoltura, ore 16.37. La tragedia si è appena compiuta in piazza Fontana a Milano. Pochi minuti prima della tragedia un uomo era entrato in banca con un borsone marrone. L’aveva abbandonato lì guardando in faccia le persone presenti sapendo che da lì a poco di loro non sarebbe rimasto più nulla. E’ uscito in fretta e furia senza voltarsi in dietro. Pochi minuti dopo: l’esplosione. All’interno della banca c’erano almeno un centinaio di persone. Ci furono 17 morti e 88 feriti. La prima bomba e il primo attentato terroristico dei futuri anni di piombo.

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Chi ha compiuto l’attentato

Era stato un attentato organizzato da neofascisti e Miguel Gotor spiega a HuffingtonPost di che personaggi si trattava. “Erano trascorsi soltanto venticinque anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale. C’erano nostalgie mussoliniane, voglia di revanscismo degli ex repubblichini sconfitti e suggestioni filonaziste. In tanti avevano chinato il capo senza cambiare testa. Il disegno stragista dei neofascisti si proponeva di creare le condizioni per un golpe militare in Italia sul modello di quello greco. Ma l’Italia, come già avvenuto durante la Resistenza, non era la Grecia e questo disegno reazionario fu fermato anche dall’imponente mobilitazione dei cittadini nelle piazze, grazie all’impegno dei sindacati, dei comunisti, dei socialisti e dell’arco delle forze antifasciste, a partire dai funerali delle vittime di piazza Fontana in poi. In tanti in quei giorni capirono che non ci sarebbe stata acquiescenza e che la democrazia italiana avrebbe venduto cara la pelle”.

Oggi sembrano cose da libro di storia. Anni di piombo. Terrorismo. Strategia della tensione. Sembrano nomi lontani come quelli del Risorgimento. Poi però, come in questo anniversario, in tv e sui giornali ti dicono che l’Italia di oggi nacque allora.

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